Criminalità ambientale: tutti i reati dell’ultimo anno

Eco-reati in aumento nell’ultimo anno: il Rapporto 2014 di Legambiente denuncia l’incremento degli eco-crimini, arrivati a 29.274 negli ultimi dodici mesi. Il documento, quest’anno stilato in memoria di Ilaria Alpi e Milan Hovratin e del sostituto commissario di polizia Roberto Mancini, stima una media di ottanta reati al giorno, più di tre all’ora. L’ecomafia, in termini di fatturato, perde circa un miliardo circa di introiti – da sedici a quindici miliardi di euro -, a causa della riduzione della spesa pubblica. Interessati a questo malaffare  trecentoventuno clan, ormai specializzati in crimini nel settore agroalimentare (25%), della fauna (22%), dei rifiuti (15%) e del ciclo del cemento (14%).  

La regione più colpita è ancora la Campania, dove non si arrestano i reati legati allo smaltimento dei rifiuti, anche speciali, e all’abusivismo edilizio; seguono Puglia, Calabria e Sicilia. Nell’Italia centrale l’ecomafia è più forte nel Lazio e a nord in Liguria. La classifica delle province rispecchia i dati regionali: al primo posto Napoli, poi Roma, Reggio Calabria, Salerno e Bari. A preoccupare sono proprio i dati relativi al capoluogo partenopeo, dove solo in un anno sono raddoppiate le denunce per reati nel settore agroalimentare. E non mancano poi le infiltrazioni malavitose nel settore dell’energia rinnovabile, prova che le ecomafie riescono ad insinuarsi anche in quei comparti ritenuti “sani” e di rilancio per la tutela dell’ambiente.

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