Disoccupato italiano chiede lavoro ai cinesi

La Cina va forte: da seconda potenza economica mondiale sta per diventare la prima, scavalcando gli Stati Uniti. C’è chi in Italia ammira e guarda all’operosità di questi milioni di persone con gli occhi a mandorla, centinaia di migliaia anche nel nostro Paese concentrati soprattutto in Toscana, che lavorano alacremente e silenziosamente, accettando molto spesso condizioni e salari al limite della sopravvivenza.

Accade così che un disoccupato salentino, senza lavoro da sei lunghi anni, fiducioso nella operosità e nell’attivismo degli imprenditori cinesi che si sono stabiliti nel nostro Paese, decida di scrivere all’ambasciatore cinese in Italia per chiedergli di aiutarlo a trovare un posto.

L’idea è venuta a Giuseppe Del Carro, 47 anni di Campi salentina, che dopo 15 anni da precario in una azienda di trasporti urbani di Lecce, è stato mandato via e da allora si arrangia con lavoretti saltuari.

“Ho scritto all’ambasciatore – racconta – perché magari riesce a mettermi in contatto con qualche imprenditore cinese. Ormai non so piú come andare avanti. Ho moglie, due figlie, il mutuo della casa da pagare e dal 2008 non porto piú in famiglia uno stipendio fisso”.

Nella lettera inviata all’Ambasciata della Repubblica Popolare cinese, Giuseppe racconta la sua vicenda, la sua disillusione nelle istituzioni italiane, colpevoli – sostiene – di non aiutarlo, e si dice disponibile ad imparare qualsiasi lavoro.

“Dell’Italia non mi fido più – commenta – la Costituzione parla di una Repubblica che si fonda sul lavoro, ma non é vero Dovrebbero cancellarlo quell’articolo”.

detenuti_cinesiTornando invece alle condizioni disumane nelle quali sono costretti a lavorare, nel loro Paese d’origine – minorenni alla catena di montaggio, operai avvelenati, salari che non garantiscono nemmeno il minimo necessario alla sopravvivenza, per non parlare dei prigionieri nelle carceri cinesi  costretti a fabbricare il sogno occidentale, vale a dice vestiti, scarpe e borse. Uno di questi prigionieri ha inviato la sua disperata richiesta di aiuto in una delle borse fabbricate per i magazzini Sacks, sulla Fifth Avenue di New York. La fortuna questa volta si è schierata dalla parte dello sfruttato: una giovane acquirente australiana ha scoperto all’interno della borsa il biglietto che conteneva il messaggio del giovane detenuto cinese, che ora è libero e ha 34 anni, e lo ha consegnato alla «Laogai Research Foundation» di Washington DC, che fonda la sua battaglia sul riconoscimento dei diritti umani nelle carceri in Cina, il cui fondatore, Harry Wu, ha trascorso 19 anni in un carcere cinese.

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