Fake news: stretta Ue, aiuti a media di qualità

Le bufale on line, così ritwittate da far diventare virale le notizie più false, finalmente potrebbero perdere valore grazie al nuovo piano Ue che prevede misure per i social network da Facebook a Twitter e aiuti ai media tradizionali per sostenere l'informazione di qualità.
fake news: nuovo regolamento Ue

Arriva l’attesa stretta Ue anti fake news, con misure per i social network da Facebook a Twitter e aiuti ai media tradizionali per sostenere l’informazione di qualità. Nasce anche la prima piattaforma targata Ue per fact-checkers ‘certificati’. Il codice di buone pratiche per i social, però, resta volontario e non ha valore giuridico vincolante. La Commissione Ue a fine anno farà una valutazione della sua applicazione e valuterà se sarà necessario adottare una vera e propria legislazione per combattere le fake news.

Altro che gambe corte: le ‘bugie’ on line corrono velocissime, con una rapidità 6 volte maggiore rispetto alle notizie vere e hanno il 70% in più di probabilità di essere ritwittate. In particolare se riguardano la politica. Lo ha scoperto una ricerca condotta Massachusetts Institute of Technology (Mit)  che ha censito 126.000 tweet pubblicati da 3 milioni di persone e ritwittati oltre 4,5 milioni di volte. Si tratta del più ampio studio sulla diffusione di notizie false online mai fatto e condotto anche in collaborazione con la stessa Twitter. Il social network ha aperto i suoi archivi storici ai ricercatori che hanno studiato i tweet dal 2006 al 2017.

Le bufale più veloci riguardano la politica, e battono quelle su terrorismodisastri naturali, finanza e scienza. Perché poi si diffondano più rapidamente delle altre è presto detto:  le persone sono più propense a ritwittare informazioni considerate nuove e le fake news saltano subito all’occhio perché sono confezionate in modo da apparire come notizie più fresche.

La Commissione europea particolarmente preoccupata dal fenomeno, ha istituito già all’inizio dell’anno una task force, l’High-Level Group of Experts che ha presentato ieri (25 aprile) a Bruxelles un piano che va oltre la censura ma sia vincolante.

Il codice proposto dalla Commissione Ue per i social per combattere le fake news è “un processo volontario perché è il modo più rapido ed efficace per affrontare” questo problema. A precisarlo il commissario Ue alla sicurezza Julian King, che ah così risposto a chi criticava la scelta di un regolamento europeo non vincolante per Facebook e le altre piattaforme sociali. Il punto, infatti, ha poi sottolineato King, è che “non stiamo parlando oggi di avere un Ministro della verità stile ‘1984’” di George Orwell, “ma solo di aumentare la tracciabilità e la trasparenza”. “Non si tratta”, infatti, ha continuato il commissario Ue, “di rimuovere queste false notizie ma di permettere ai nostri cittadini di capire chi le finanzia e da dove provengono”.

Il precedenza il commissario Ue alla sicurezza aveva sottolineato che in molti casi dietro operazioni di divultazione di notizie false ci sono “attori stranieri”, e in particolare “la dottrina militare della Russia riconosce esplicitamente la disinformazione nella sua strategia di guerra”.

 

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