La povertà fa male: in 5 milioni rinunciano alle cure

povertà fa male: in 5 milioni rinunciano a cure

La povertà uccide. E’ proprio il caso di dirlo visto che 5 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché mancano i soldi. E’ quanto si legge nel rapporto “L’Italia per l’equità nella Salute” che traccia un quadro chiaro su quali siano i buchi neri dell’assistenza sanitaria in Italia. Il 7,8% degli italiani non ce la fa ad arrivare alla famosa quarta settimana del mese. Ma per motivi di budget non riesce neanche a chiedere visite specialistiche o trattamenti terapeutici. Nello studio, realizzato dall’Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e il contrasto delle malattie della povertà (Inmp), dall’Istituto superiore di sanità, dall’Agenas e dall’Aifa, emerge come questo stesso comportamento stia colpendo una grande fetta di popolazione europea. Infatti il dato italiano è migliore di quello svedese (9,2%), e peggiore rispetto a Francia (6,3%), Danimarca (6,9%) e Germania (6,4%).

Il buco dei buchi: le liste d’attesa

Non ci sono solo le questioni economiche tra le motivazioni principali che colpiscono il 7,8% degli italiani. Ce n’è infatti una che si trascina da anni e che, seppur a tratti migliorata, ancora non accenna a risolversi: la lista d’attesa. In pratica è quella lista che vede far attendere mesi (se non anni) prima di poter veder erogata la propria prestazione.

La corruzione gode di buona salute

Secondo l’indagine del Censis nel 2016 sono stati 13,5 milioni gli italiani che per prenotare una visita e saltare una lista d’attesa hanno chiesto aiuto al classico amico (o, per qualcuno ‘l’amico dell’amico’). Stando al rapporto “Curiamo la corruzione” di Transparency International Italia, Censis, Ispe Sanità e Rissc, infatti, questa è una delle aree maggiormente a rischio di corruttela. E qui, la corruzione, che effetti può avere?

​ Saltare la fila – specie se non ci sono giustificati motivi – può far perdere giorni importanti per far fare un esame a chi ne ha davvero bisogno. Dunque, indirettamente, può causarne la morte o l’aggravamento delle condizioni.
Giampiero Valenza

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