Mafia Capitale: prime condanne per i politici

Due anni e 2 mesi di reclusione per Daniele Ozzimo, ex assessore alla casa del Campidoglio, e due anni e quattro mesi per Massimo Caprari, ex consigliere comunale di Centro Democratico. Le condanne sono state stabilite dal gup Alessandra Boffi che, nel medesimo giudizio con rito abbreviato, ha assolto Ozzimo da una seconda accusa di corruzione -in questo caso per asservimento della funzione- così come sollecitato dalla procura.
Ozzimo, giudicato col rito abbreviato, era tornato libero il 24 dicembre scorso. L’istanza di scarcerazione fu presentata dall’avvocato Luca Petrucci dopo che era caduta nei suoi confronti l’accusa di corruzione per asservimento della funzione. Ad un riascolto, nel corso del processo in aula, di un’intercettazione di Salvatore Buzzi, il «ras» delle coop, contrariamente ad una prima trascrizione, afferma che Ozzimo «’n pija soldi» (non prende soldi).Caprari è invece finito a processo nell’ambito dell’inchiesta Mafia Capitale insieme a Daniele Ozzimo, a Gerardo e Tommaso Addeo, ex collaboratori di Luca Odevaine, e a Paolo Solvi, ex collaboratore dell’ex presidente del X municipio Andrea Tassone. I fratelli Addeo dovranno scontare una pena di 1 anno e 10 mesi, mentre Solvi è stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione. Per tutti l’accusa è quella di corruzione.

Il gup Boffi ha definito oggi anche i quattro patteggiamenti che erano stati richiesti da ex dirigenti della cooperativa ‘La Cascina‘. Per quanto riguarda i patteggiamenti a scegliere questo rito processuale sono stati Francesco Ferrara, che ha avuto due anni e 8 mesi, nonché Domenico Cammisa, Salvatore Menolascina e Carmelo Parabita, che hanno avuto due anni e sei mesi ciascuno. Le accuse per tutti quanti gli imputati erano di corruzione.

“Me lo aspettavo perché si sa come vanno a finire queste cose in questo Paese”, ha commentato l’ex assessore capitolino alla Casa Daniele Ozzimo che ha poi aggiunto: “Siamo a pronti a presentare appello”.

L’inchiesta denominata ‘Mafia Capitale’ che ha travolto Roma parte nel novembre 2014. Nel giugno 2015 la seconda ondata di arresti. Ha scoperchiato gli affari illeciti di un gruppo malavitoso operante a Roma. La novità è che secondo i magistrati non si tratta di una normale cricca che mirava agli appalti pubblici, bensì di un’associazione mafiosa. Capo indiscusso era Massimo Carminati, ex terrorista di destra, appartenuto negli Anni Ottanta ai Nar, poi transitato nella Banda della Magliana. Carminati, nel tempo, è stato accusato anche di avere partecipato alla rapina miliardaria del caveau sotterraneo del palazzo di Giustizia e di essere stato il killer che uccise il giornalista Mino Pecorelli. L’organizzazione, secondo la ricostruzione dell’accusa, aveva un versante militare, composto di criminali da strada, spesso ex rapinatori ed estorsori, e un versante affaristico a capo del quale era Salvatore Buzzi, presidente di una cooperativa sociale “29 giugno”, nata per dare lavoro a ex detenuti.

 

ULTIMI ARTICOLI