Il regista franco-polacco Roman Polanski rischia l’estradizione dal suo Paese, la Polonia. Se l’appello presentato dal ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro, verrà accolto dalla Corte suprema, Polaski dovrà rispondere nel tribunale degli Stati Uniti all’accusa del 1977 di violenza sessuale su minore.
Quarant’anni fa, dopo aver fatto 42 giorni di carcere, il regista di “Rosemary baby” e “Chinatown” aveva dichiarato di aver avuto un rapporto sessuale con la tredicenne Samantha Geimer e di fronte alla Corte si era dichiarato colpevole di “rapporti sessuali illeciti”. Fuggito dagli Usa era stato arrestato nel 2009 a Zurigo e messo agli arresti domicilari per un anno. Polanski ora vive a Parigi ma possiede anche un appartamento a Cracovia.
Lo scorso ottobre il tribunale polacco aveva rifiutato di restituire alla giustizia degli Stati Uniti il regista, premio Oscar nel 2003 per il film “Il pianista”, accogliendo la tesi della difesa secondo la quale Polanski aveva già scontato la pena in base ad un precedente accordo con il governo americano.“Sono felice che sia finita – aveva commentato il regista che ormai ha 82 anni, all’indomani della decisione della procura di Cracovia – . Questa storia è costata a me e alla mia famiglia molti sforzi, tempo e salute. E la mia famiglia ha sofferto anche più di me. Sapevo che sarebbe finita bene, non ho mai avuto il minimo dubbio”.
P.M.