Primarie USA, avanti Trump e Clinton

Donald Trump ha vinto nettamente le primarie repubblicane del South Carolina. Il miliardario newyorkese ha ottenuto il 32,8% dei voti; gli sfidanti più vicini sono Marco Rubio, fermo al 22,4%, e Ted Cruz, con il 22,1%. Briciole per gli altri: Jeb Bush ha annunciato il ritiro, John Kasich e Ben Carson sono ancora in corsa ma hanno ottenuto poco più del 7%.

Intanto, nei caucus democratici del Nevada Hillary Clinton ha superato Bernie Sanders con il 52,7% delle preferenze.

La corsa di Trump non ferma nemmeno in South Carolina, stato dove Cruz e il Tea Party erano convinti di poter ripetere il successo dell’Iowa. Più che la vittoria in sé, fa rumore soprattutto il sorpasso operato da Trump fra gli elettori cristiani evangelici. Intanto Rubio, il candidato dell’establishment repubblicano sconfitto per la terza volta su tre stati, resta a distanza di sicurezza.

Secondo i commentatori, il ritiro di Jeb Bush potrebbe aver scritto l’ultima pagina della storia di una dinastia che ha dato agli USA e al Grand Old Party due presidenti. Il

Passando al campo democratico, la Clinton ha commentato con entusiasmo il risultato delle urne – “Noi non abbiamo mai dubitato di noi stessi”, ha detto ai suoi sostenitori – ma l’esito del testa a testa con Sanders è ancora tutto da decidere.

In Nevada l’ex segretario di Stato contava sul voto femminile e delle minoranze. Il piano è riuscito solo in parte: hanno votato per il senatore del Vermont i giovani, com’è già accaduto negli altri stati, ma anche la maggioranza degli ispanici. Alla fine la forbice tra i due è stretta, appena cinque punti, e anche Sanders ha modo di dirsi soddisfatto: “Poche settimane fa in Nevada eravamo dietro di 25 punti. Abbiamo recuperato gran parte dello svantaggio e proseguiamo la campagna col vento in poppa”.

La campagna per le nomination alle presidenziali di novembre riprende già domani: in Nevada voteranno gli elettori del partito repubblicano, sempre con il sistema dei caucus, le assemblee locali dove si scelgono i delegati che parteciperanno alla convention statale. Sabato prossimo invece toccherà ai democratici del South Carolina. Ma l’appuntamento atteso con più trepidazione cade martedì primo marzo. Quel giorno, il cosiddetto Super Tuesday, i repubblicani voteranno in quattordici stati, mentre i democratici in tredici giurisdizioni: undici stati, il territorio delle Samoa americane e la circoscrizione estero.

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