In tempo di crisi i giovani scelgono di tornare a coltivare la terra. È quanto emerge dal convegno organizzato ieri da Coldiretti, dal titolo “Prospettive e nuove opportunità per i giovani imprenditori agricoli”, svolto ieri a Viterbo, definita “modello della nuova agricoltura” da David Granieri, presidente dell’associazione di rappresentanza dei coltivatori per la Regione Lazio.
I numeri parlano chiaro: negli ultimi cinque anni, nella provincia di Viterbo, gli iscritti alla facoltà di agraria sono raddoppiati e la tendenza non accenna a diminuire. Solo nell’ultimo anno, spiega il rettore dell’Università della Tuscia, Alessandro Ruggieri, le nuove immatricolazioni sono state ben 171. Questo perché, ha affermato Ruggieri, “i ragazzi e le loro famiglie scorgono in questo settore prospettive di lavoro oggettivamente stabili e durature”.
Ma non sono solo gli studenti che vedono nel primo settore prospettive migliori per una futura occupazione. Cresce anche il numero di giovani imprenditori, tra i 20 e i 30 anni che richiedono i contributi europei per il finanziamento della loro prima impresa agricola: “Al bando pubblicato dalla Regione Lazio – ha detto Stefano Leporati, responsabile politiche economiche della Coldiretti – hanno risposto 1.230 ragazzi, chiaramente intenzionati a costruire in agricoltura il proprio futuro umano e professionale”.
Non si tratta di un investimento azzardato. Come ha ricordato Romano Magrini, responsabile politiche del lavoro della Coldiretti, il settore agricolo è anche quello che più di ogni altro gode di vantaggi e agevolazioni fiscali.
“Un giovane che oggi decidesse di aprire una nuova azienda – ha affermato Magrini – sa che nei primi tre anni di attività non avrebbe alcuna spesa di contribuzione e che al quarto e quinto godrebbe comunque di condizioni agevolate”.
Con l’eliminazione di Imu, Irap e Irpef agricola, gli imprenditori che lavorano in questo settore sono di fatto più liberi dalla pressione fiscale. D’altra parte, ha concluso Magrini, se “un bullone è un bullone ovunque, tanto che lo si faccia in Europa o in Cina, il nostro agroalimentare è unico al mondo ed è la ragione per la quale dobbiamo tutelarlo dalle imitazioni e dalle contraffazioni”.
Al Convegno, al quale è intervenuto anche Mauro Pacifici, presidente provinciale Coldiretti Viterbo, si sono toccati anche altri argomenti, come la legge di stabilità, il valore dell’agricoltura sociale e si è dato spazio alle novità nel settore, come la nascita della figura professionale dell’agrichef, il cuoco-contadino che valorizza i prodotti a chilometro zero e riscopre le tradizioni del territorio in chiave moderna. In Italia ce ne sono già undicimila.