Squitieri “la corruzione mette a rischio la crescita”

Vuole essere un “momento di confronto e di riflessione” l’inaugurazione dell’anno giudiziario della Corte dei Conti. A sostenerlo il presidente Raffaele Squitieri che questa mattina, alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella, ha precisato come sia proprio questo il contesto in cui “vengono riassunte idee, prospettive, e risultati conseguiti nell’anno appena concluso”.

Secondo Squitieri “le più recenti previsioni concordano nel valutare che in Italia il livello del prodotto interno lordo resterebbe di ben sette punti al di sotto di quello del 2007”, ma su questo “quadro di estrema fragilità e di perdurante sfiducia degli operatori” si sono registrati “elementi di novità di grande rilievo, dei quali sarà decisivo misurare gli impatti sulle prospettive economico-finanziarie dell’Italia e dell’intera area europea”.

Almeno quattro i fattori che operano in “direzione di una consistente modifica dello scenario di riferimento: la caduta verticale del prezzo del petrolio; il deprezzamento dell’euro; le nuove indicazioni della Commissione europea in materia di flessibilità delle regole del Patto di stabilità e crescita”  e infine, “l’approvazione, da parte della Banca Centrale Europea, dell’atteso programma di Quantitative easing”.

Le riforme restano punto centrale dell’inversione della tendenza economica italiana. “Molto del percorso da compiere – ha aggiunto Squitieri – è affidato all’azione di governo ed amministrativa”  che, beneficiando di un “contesto di vincoli di bilancio interpretati meno rigidamente del recente passato” dovrà “mettere a frutto i margini disponibili soprattutto nella direzione di una forte iniziativa di semplificazione e di certezza degli interventi proposti”.

Esigenze, queste, che non solo allenterebbero gli effetti della crisi ma contribuirebbero anche ad arginare fenomeni di “mala gestio e corruzione”, terreno che viene predisposto dal “perdurare a lungo di condizioni di bassa crescita, se non di stagnazione”.

“Crisi economica e corruzione – ha puntualizzato – procedono di pari passo, in un circolo vizioso, nel quale l’una è causa ed effetto dell’altra”.

Per “favorire l’imprenditorialità e a rimuovere le rendite di posizione e le restrizioni alla concorrenza” serve dunque “un contesto istituzionale segnato da legalità, buona e contenuta legislazione, regolazione efficace delle attività economiche, pubblica amministrazione efficiente ed un ‘Servizio Giustizia’ celere ed erogatore di tutele effettive”.

L’esigenza “assoluta” è quella di “assicurare trasparenza e regolarità nelle varie gestioni, attraverso procedure pubbliche che garantiscano un’effettiva parità di posizione tra tutti gli operatori”. In questo modo sarà possibile scongiurare il ripetersi di “ripetute proroghe e rinnovi” o “l’affidamento per periodi lunghi allo stesso soggetto di opere, servizi o forniture”.

Il rischio che può configurarsi è quello di perdere la “speranza di poter trarre dall’azione pubblica nuovo impulso per il ritorno su livelli di crescita soddisfacenti”, incrinando definitivamente il “rapporto tra cittadini e classe dirigente del Paese”.

”Il pericolo più serio per la collettività – ha concluso il presidente della Corte – è una rassegnata assuefazione al malaffare, visto come un male senza rimedi”. ”Non possiamo lasciare che prenda forza l’idea di una società incapace di compiere scelte collettive, di perseguire, a livello di amministrazione pubblica, obiettivi concreti e di garantire un sistema di servizi efficiente e sostenibile”. Diventa dunque urgente “riorganizzare le strutture dello Stato, puntando a che queste rispondano, con rapidità e trasparenza, ai bisogni dei cittadini”.

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