Il lato oscuro dell’ipocrisia malvagia

Il mazzo di fiori  del presidente della Lazio Calcio Claudio Lotito che una mano giustiziera e rispettosa dei morti, ha scaraventato sul greto del Tevere all’altezza della Sinagoga di Roma deve far riflettere, buoni o buonisti e cattivi, menefreghisti ed opportunisti, vigliacchi e indifferenti, persone perbene e delinquenti.

Quel gesto come  la storia che gli sta dietro rappresenta l’ennesiama prova del disagio, del grande disagio che oggi colpisce le società opulente e distratte e la nostra in particolare, che di opulento, alla fine dei conti, ha solo il gran carico di ipocrita malvagità che ormai scandisce il tempo delle nostre giornate e della nostra vita.

Il volto dolce e sorridente della giovane ebrea Anna Frank e la sua drammatica fine in un campo di concentramento nazista non poteva nè doveva diventare un santino tanto violento quanto stupido della verve sportiva di qualche ultras scemo prima ancora che scriteriato. Ma ad aggravare il tutto è arrivato il male oscuro dei nostri tempi: la malvagità ipocrita di chi senza remore e senza pudore sfrutta “una goliardata” per attirare i riflettori, monetizzare da un punto di vista comunicativo un fattaccio, una balordata, trasformandolo in una “sceneggiata” come lo stesso Lotito l’avrebbe definita.

Bene dunque il volo di quei fiori del male nel fiume pattumiera e opportune le parole del rabbino di Roma Di Segni il quale senza  giochi di parole ha spiegato che la Sinagoga “non è una lavatrice” e che certi atteggiamenti, così come l’offerta di scuse, non riscattano, non portano in Paradiso ma sono solo il segno dei tempi bui che stiamo vivendo, dove il business ovvero il cinico attaccamento ai soldi e ai risultati è il triste e malsano spettacolo che oggi il calcio sa offrire. Complici una società civile acquiescente verso una deriva sociale pericolosissima e senza futuro, che prima o poi potrebbe presentare conti drammatici.

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