Roma ko. Servono soldi e idee. Raggi in difficoltà

Ecce Roma. Penoso vederla ridotta così a causa di fattori climatici avversi, ma anche di cattiva gestione e mancanza di strategia. Dopo gli scandali e la paralisi delle stagioni fallimentari del centrosinistra, da Rutelli a Ignazio Marino, con una parentesi del centrodestra chiusa con la pagina ignominiosa di Mafia Capitale, ci si attendeva di più. Molto di più.
Roma Ko. Virginia Raggi

E’ penoso vedere Roma nelle condizioni in cui si trova oggi. Viverla è ancora più problematico. Massacrata in passato da corruzione e indifferenza politica, la Capitale da tempo è entrata in una fase critica che sarebbe più giusto definire autentica emergenza. Trasporti e metropolitane: un disastro, regna il caos più totale con l’Atac ormai di fatto in bancarotta. Strade e manutenzioni: siamo al dramma sfiorato ogni giorno. Si va avanti tappando buchi e non risolvendo alla radice i problemi della viabilità.

Rifiuti. Meglio stendere un velo pietoso. I dati su raccolta e smaltimento confermano che la città è ancora all’anno zero e che periodicamente la città finisce sotto una marea di rifiuti che in alcuni quadranti critici dell’area metropolitana restano endemici.

Assistenza sociale. Aggravata dai problemi legati all’immigrazione selvaggia ed ai mai risolti problemi dei campi rom e delle baraccopoli, le mosse del comune al riguardo sono praticamente inesistenti, cosi come non si vedono all’orizzonte proposte in grado di assicurare una svolta in materia di gestione dell’edilizia sociale.Per il verde poi si rischia il de profundis.

Gli strappi climatici e le improvvise bombe d’acqua che colpiscono la città, stanno falcidiando un patrimonio arboreo secolare che fa di Roma una delle capitali del mondo con più parchi e più verde. Ma ora questo primato è in pericolo. Solo negli ultimi  tre mesi, malattie incuria e fenomeni atmosferici hanno abbattuto più di seicento piante di alto fusto. Incalcolabile il numero di piante distrutte dall’alternarsi impazzito di siccità e grandi precipitazioni.

Ad aggravare il tutto l’indecisionismo del sindaco Raggi e soprattutto la mancanza di city manager e buoni professionisti in grado di affrontare alla radice i gravi problemi che assediano la città. E pensare che il primo cittadino pentastellato, ricordiamolo, eletto nel 2016 da tre romani su quattro, gode in Campidoglio di una maggioranza bulgara che gestita con intelligenza e concretezza da due anni avrebbe dovuto e potuto avviare quei processi di rifondazione dell’amministrazione e dell’organizzazione capitolina che la gente chiede con insistenza da tempo.

Dopo gli scandali e la paralisi ci si attendeva di più. Archiviate le stagioni fallimentari del centrosinistra, una parentesi trentennale iniziata con Rutelli e finita nel ridicolo con Ignazio Marino e del centrodestra chiusa con la pagina ignominiosa di Mafia Capitale, Roma ha il diritto di rivendicare sindaci all’altezza della situazione. Il sindaco è avvertito. Attenuanti, scuse ed errori non si bilanciano più. Il termometro della simpatia e del consenso non guarda più con generosità alla Raggi.

Il degrado della città oggi è inversamente proporzionale ai pochi e insignificanti passi che si fanno nella direzione della normalizzazione. La verità è che si fa poco e male. Si procede con una lentezza esasperante che aggrava, giorno dopo giorno, i problemi allontanando le soluzioni

Servirebbero soldi. Tanti. Servono stanziamenti straordinari in grado di assicurare un colpo di reni. Roma ne ha bisogno come il pane perché stiamo parlando di una città-stato che deve far fronte a tante necessità, anche di natura internazionale. Ma da quest’orecchio chi si è avvicendato a Palazzo Chigi, soprattutto negli ultimi dieci anni, non ha mai voluto sentire ragioni. Sono state trovate risorse per ogni cosa. Con i governi tecnici di centro sinistra, abbiamo visto lievitare privilegi e vantaggi per la casta ma non abbiamo visto crescere il Paese in termini di sicurezza, economia e occupazione. Figurarsi parlare, dopo undici anni di stagnazione, di una legge speciale che desse a Roma quello di cui ha bisogno. Adesso non resta che aspettare la formazione del nuovo governo per  poi riprendere, con forza, la questione dell’emergenza Capitale.

ULTIMI ARTICOLI