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Bossi a Pontida: «Sostegno non scontato»

bossi1Silvio Berlusconi, come il sostegno a Giulio Tremonti, non sono scontati e qualcosa potrebbe cambiare nei prossimi mesi se il premier e il ministro dell’Economia non verranno incontro alle richieste della Lega, soprattutto sul fisco. Per il momento però l’ipotesi di una rottura dell’asse Carroccio-Pdl e di conseguenti elezioni anticipate non è all’ordine del giorno perché votare significherebbe far vincere la sinistra. Ma “la leadership di Berlusconi potrebbe finire con le prossime elezioni”.

E’ questo in sintesi il messaggio che l’intervento di Bossi dal palco di Pontida recapita a Roma. Nessun commento ufficiale dal Quirinale. Ma dal Colle si rimanda agli interventi di Giorgio Napolitano sul tema  dell’unità e dell’indivisibilità dello Stato. L’ultimo, quello di venerdì scorso a Verona, dove il capo dello Stato ha citato l’articolo 5 della Costituzione, quello che afferma che l’Italia “è una e indivisibile”. Una sottolineatura, si fa osservare, che può essere riferito anche alla richiesta leghista di trasferimento di alcuni ministeri al Nord. Napolitano da tempo ha fatto conoscere il suo punto di vista alla Lega. Fonti bene informate fanno osservare che, se finora il trasferimento dei ministeri più volte preannunciato dalla Lega non si è mai realizzato, vuol dire che qualche autorevole intervento c’è stato. NEl frattempo a Pontida i sostenitori leghisti si sono fatti sentire: in più di 80 mila sul prato di fronte a Bossi hanno scandito l’urlo “secessione-secessione”, Bossi ha parlato per circa tre quarti d’ora. Più una sequenza di battute che un vero e proprio discorso. Un comizio tutto sommato deludente per chi dal tradizionale raduno si aspettava una svolta dopo le “sberle ” prese dal Carroccio in occasione di elezioni amministrative e referendum e indicazioni chiare per il futuro del “movimento verde”. Il primo punto toccato da Bossi sono state le tasse. Ricordando che “la pressione fiscale ha superato ogni limite”, il Senatur ha invitato a Berlusconi e Tremonti a percorrere tutte le strade possibili per reperire nuove risorse, a cominciare dalla riduzione dei costi della politica e dallo stop alle missioni di pace. Innanzitutto quella in Libia che “ci è costata un miliardo di euro”. Poi va cambiato il patto di stabilità. “Giulio – ha avvisato Bossi – lascia stare i Comuni. Bisogna riscrivere il patto di stabilità. Caro Giulio se vuoi ancora i voti della Lega in Parlamento per i tuoi provvedimenti ricorda che non puoi toccare i Comuni, gli artigiani, le piccole e medie imprese altrimenti metti in ginocchio il Nord”. Mosse, quelle sul fisco, dalle quali dipende il futuro sostegno del Carroccio al premier. “Caro Berlusconi – ha spiegato – la tua premiership è in discussione dalle prossime elezioni se non saranno effettuate una serie di cose”. Precisando poi che “non c’è nulla di scontato” e “sulla leadership di Berlusconi può darsi che la Lega dica stop”. L’apertura di una crisi di governo su iniziativa leghista non sembra però all’ordine del giorno perché, ha avvertito Bossi, “non ci prenderemo la responsabilità di far andare in malora il paese” in quanto se si andasse alle elezioni subito “questo sarebbe un momento favorevole alla sinistra”. Al centro del comizio del Senatur anche la rivendicazione del trasferimento dei dicasteri da Roma al Nord.  Sul palco di Pontida c’è stato spazio anche per due brevi interventi di Calderoli e Maroni. Quest’ultimo in particolare è stato acclamato dalla folla che sin dal mattino esponeva striscioni inneggianti a una sua nomina a Palazzo Chigi. “Il Capo già ha detto tutto, ha detto cose molto chiare e molto forti: chi ha orecchie per intendere, a Roma, ha già inteso”, ha sentenziato. Parlando poi della crisi in Libia, Maroni ha sostenuto che “i missili non sono intelligenti, per fermare i profughi c’è solo un modo fermare la guerra”. “Abbiamo contro la Nato – ha aggiunto – che ha detto che non può fare un blocco navale per i clandestini in uscita, abbiamo contro l’Europa che non ci aiuta e la magistratura che è a favore dei clandestini”.

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