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Istat, industria: + 1,9% nel 2017

La produzione industriale italiana è salita dell’1,9% dallo scorso anno. Lo comunica l’Istat che pubblica l’indice destagionalizzato del 2017 che, tra tassi e congiunture, nella media del trimestre dicembre 2016-febbraio 2017, è aumentato dello 0,7% rispetto al trimestre precedente.

In generale, le congiunture positive che hanno innalzato il livello di produzione si sono riscontrate nei beni strumentali (+2,9%) e dei beni intermedi (+2.2%). Non altrettante incoraggianti i dati che riguardano invece l’energia (-6,2%) e, in misura più lieve, i beni di consumo (-0,2%).

Perché parliamo di indice destagionalizzato. Per calcolare con più esattezza possibile il livello della produzione industriale nazionale, intesa come energia e beni di consumo ma anche strumentali ed intermedi, attività estrattiva, gli analisti devono considerare un periodo “destagionalizzato” cioè quell’arco di tempo i cui i dati di produzione non risentano troppo di fattori esterni e temporanei, come la chiusura delle fabbriche nei mesi estivi o i lavori stagionali.

Per capire però cosa significa tutto questo per l’economia italiana, sarà bene accennare brevemente alle varie tipologie di beni che l’Istat ha preso in considerazione: quando parliamo di beni strumentali, ad esempio, ci riferiamo a tutto ciò che il lavoratore autonomo o l’azienda compra per svolgere la propria attività come macchinari, mobili ma anche computer ed altre attrezzature. Ma i macchinari possono essere anche dei beni intermedi.

Cosa sono i beni intermedi e perché sono importanti. I beni intermedi sono molto spesso ignorati dal consumatore finale e, se molti di noi hanno dimestichezza con termini come “beni di consumo”, i beni intermedi non risultano altrettanto conosciuti se non dagli addetti ai lavori. Essi sono le materie prime ma anche macchinari, insomma tutto ciò che viene utilizzato una sola volta all’interno del ciclo produttivo e serve a creare il cosiddetto “prodotto finale” che poi andrà a finire sugli scaffali e in casa di noi consumatori.

Per quanto riguarda gli altri dati, i settori che hanno registrato la maggior crescita tendenziale sono quelli relativi fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+10,9%), della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+4,5%) e della attività estrattiva (+4,0%).

I dati peggiori si rilevano invece nei settori della produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (-5,8%), della fabbricazione di computer, prodotti di elettronica e ottica, apparecchi elettromedicali, apparecchi di misurazione e orologi (-5,4%) e delle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-5,0%).

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