IGNAZIO-MARINO

Marino: dimissionato dai suoi assessori?

Potrebbero essere gli uomini della sua squadra, già nella giunta di questa mattina iniziata alle 12, a chiedere al sindaco Ignazio Marino di lasciare. Gli assessori, in testa quelli “politici”, ultimi arrivati dal Parlamento a Palazzo Senatorio a luglio per avviare la cosiddetta fase due, proveranno a convincere Marino della necessità di fare un passo indietro per il bene della città con il Giubileo alle porte, eventualmente anche utilizzando come argomento di pressione le loro dimissioni.
“Aspettate e vedrete”, ha commentato l’assessore ai Trasporti Stefano Esposito interpellato sull’argomento. L’assessore, poi, smentisce la notizia diffusa dal Movimento 5 stelle: “Non ci siamo dimessi, siamo in attesa che il sindaco faccia le sue valutazioni e noi poi faremo le nostre”. La notizia diffusa, “venendo da loro, non poteva che essere una notizia falsa”, ha detto intervenendo a Sky Tg24.
Più evasivo l‘assessore alla Legalità, Alfonso Sabella: “Ci sono stati dei problemi – ha spiegato l’assessore alla Legalità, Alfonso Sabella – Durante la riunione si discuterà, tra gli altri argomenti, di Giubileo”.
Il presidente del consiglio Matteo Renzi è costantemente informato sulla situazione in Campidoglio. A quanto confermato da fonti di Palazzo Chigi in mattinata Renzi ha sentito il commissario del Pd Roma Matteo Orfini, con cui c’è piena condivisione sulle dimissioni del sindaco Ignazio Marino.
Sembra seguire dunque una doppia strada, in Giunta e in Assemblea capitolina, il “pressing” del Pd sul sindaco di Roma Ignazio Marino, che appare a un passo dalle dimissioni. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, il partito ha tolto il sostegno a Marino e dovrebbe concretizzare il tutto facendo dimettere in blocco tutti gli assessori in quota Dem presenti nell’esecutivo romano. L’ipotesi più accreditata è che il sindaco al termine della Giunta convocata per le 12 non avrà più la fiducia del suo partito: il Pd dunque si aspetta che Marino si presenti dimissionario davanti ai suoi assessori. Mentre continuano a inseguirsi voci di possibili dimissioni del sindaco di Roma,  in piazza del Campidoglio sta crescendo il numero di giornalisti, cameraman e fotografi.
Nel pomeriggio, il commissario del Pd Roma Matteo Orfini e il segretario romano di Sel Paolo Cento si incontreranno per fare il punto sulla situazione in Campidoglio. Secondo quanto si è appreso, al centro della discussione la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Marino.
“E’ evidente che i passi annunciati da Marino non sono più sufficienti – dichiara Cento in una nota – Il Sindaco valuti se esistono ancora le condizioni per proseguire il suo mandato. Per Sel rimane comunque indispensabile che siano chiarite nelle prossime ore tutte le vicende relative alle spese di rappresentanza perché altrimenti verrebbe meno la sua autorevolezza”. Alle 14 è convocata la segreteria romana del partito.
I ‘passi’ annunciati ieri sera riguardano la restituzione di quanto speso con carta di credito del comune, circa 20 mila euro: “Bene, ho deciso di regalarli tutti di tasca mia a Roma e di non avere più una carta di credito del Comune a mio nome. Ho già dato mandato alla Ragioneria di calcolare questa stessa notte al centesimo le spese di rappresentanza pagate con la carta di credito e domattina staccherò l’assegno per l’intera cifra, ivi compresi quei 3.540 euro investiti nella cena con il mecenate Usmanov, arrivata alla fine di una serie di incontri che hanno portato nelle casse del Campidoglio due milioni di euro. E’ grazie a quelle risorse che stiamo restaurando, tra l’altro, la fontana del Quirinale”.   Anche davanti all’evidenza – perché di smentite da parte degli ipotetici partner delle sue cene, Marino ne ha avute al momento ben sei – il primo cittadino ha tenuto a precisare che si è trattato di “spese di rappresentanza per il bene di Roma”. La verità è ben altra: nessuna cena con la Comunità di S.Egidio, né con “lo scrittore che ha presentato il suo libro sul cardinale Carlo Maria Martini”, Nè tanto meno con l’ambasciatore vietnamita (e chissà quante altre ‘balle’ verranno fuori nel tempo), sono arrivate in maniera rapida e dolorosa per Marino. Perfino il ristoratore ha ricordato che nel giorno indicato sullo scontrino fiscale, presentato per il rimborso alla tesoreria di Roma Capitale, Marino era a cena con la moglie.
La  restituzione delle cifra prelevata dalle casse del Comune di Roma, promessa da Marino, non avrebbe comunque effetti sulle valutazioni della procura in merito ad alcune spese effettuate dal primo cittadino. Stando a quanto appreso in ambienti giudiziari, l’eventuale reato di peculato ipotizzato nell’esposto presentato da Fratelli d’Italia -in base al quale è stato aperto un fascicolo senza ipotesi di reato a carico di ignoti- non verrebbe estinto in caso di restituzione delle somme. Al momento, gli esposti compilati dalle opposizioni arrivati in procura sono due. Il primo dei due, quello inviato da Fratelli d’Italia, sarebbe arrivato via telefax, e sul documento si stanno effettuando delle verifiche. Il secondo, invece, a firma del Movimento 5 Stelle, sarebbe arrivato solamente ieri pomeriggio a piazzale Clodio.
Intanto l’opposizione, in attesa della ufficializzazione dell’uscita dell’attuale sindaco dal Campidoglio, continua a farsi sentire. ” Il Pd si prenda responsabilità e faccia cadere la Giunta, senza aspettare le dimissioni di Marino che allungherebbero i tempi. La sfida è tra il Movimento Cinque Stelle e quello che riusciremo a mettere insieme noi, Salvini e chi si vorrà aggiungere”. Così il vicepresidente di Casa Pound, Simone Di Stefano, arrivando in piazza Campidoglio. “E’ inaccettabile che Marino resti a fare il sindaco di Roma. Bisogna andare al voto, il Pd sara’ spazzato via. Penso si andra’ a un ballottaggio M5S contro tutto cio’ che si aggreghera’ attorno alla figura di Matteo Salvini”, ha aggiunto.

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