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Marino non è più sindaco di Roma

Per Ignazio Marino hanno deciso i 26 consiglieri capitolini dimissionari. Ai 19 del Pd, se ne sono aggiunti 2 tra quelli di maggioranza – Svetlana Celli della Civica Marino e Daniele Parrucci del Centro democratico – mentre tra le fila dell’opposizione si sono fatti avanti il consigliere Pdl Roberto Cantiani, Alessandro Onorato e Alfio Marchini e i fittiani Ignazio Cozzoli e Francesca Barbato.

Con le dimissioni firmate da 26 consiglieri, uno in più di quelli previsti dal Tuel, viene sciolta l’Assemblea capitolina e il sindaco Ignazio marino decade dalla carica.

Ma Marino non ci sta, neanche davanti all’evidenza dei fatti – la sfiducia di tutto il suo partito nei suoi confronti – e davanti al numero dei consiglieri che hanno fatto protocollare le loro dimissioni commenta:  “Per me è molto rilevante poter fare queste comunicazioni e alcune riflessioni. La crisi politica che si è aperta al comune auspicavo si potesse chiudere nell’aula per spiegare con dibattito chiaro e trasparente cosa stesse accadendo. Invece si è preferito andare dal notaio, segno di politica che discute e decide fuori da sedi democratiche”. E rintuzza: “Hanno preferito sottomettersi e dimettersi invece di avere un confronto democratico”. Il sindaco ormai dimissionato chiede anche: “Ostinatamente ho chiesto di poter intervenire in Assemblea capitolina, casa della Capitale d’Italia, degli eletti dal popolo e di romane e romani. Mi è stato negato, e chiedo ancora perché?”.  Osservazione, la sua, davvero difficile da comprendere, dal momento che a chiedergli di riferire all’Assemblea capitolina sono stati proprio i consiglieri suoi e dell’opposizione.

E, poi, giù con l’elencazione di tutte le opere frutto dell’instancabile operosità della sua squadra: “Abbiamo riportato Roma tra le grandi capitali del mondo”, dice in conferenza stampa, dimenticando che proprio della Caput Mundi hanno parlato male i più importanti quotidiani esteri. La serie di ‘abbiamo’ continua con la chiusura di Malagrotta: “Forse qualcuno vuole riaprirla…”. Anche qui il sindaco uscente, non per scelta ma per forza, dimentica che la più grande discarica europea, avviata quarant’anni fa, avrebbe dovuto cessare la sua attività alla fine del 2007.  Di fatto è stata chiusa il 30 settembre 2013, 3 mesi dopo l’elezione di Ignazio Marino a sindaco della Capitale, semplicemente perché era stato preso con l’Europa l’impegno a farlo entro il 2012. Un impegno, dunque, non più procrastinabile per prefetto e presidente della Regione: la proroga o la chiusura non sono mai dipesi dalle decisioni del Comune di Roma.

Abbiamo attratto capitali nuovi investimenti, candidata ai giochi olimpici, programmato il nuovo stadio della Roma. Abbiamo riattivato una rigenerazione diffusa sul territorio”, ha continuato Marino nella sua elencazione, rimarcando, per i giornalisti che non lo avessero sentito, che “la nostra azione finisce oggi, ma lascia in segno profondo”. E, infine, più pateticamente: “Si può uccidere una squadra, ma non le sue idee”. Di fatto il chirurgo Ignazio Marino con l’ostinazione ostentata a mo’ di baluardo, ha decretato il suo suicidio politico.

“Marino non è vittima di una congiura di palazzo, ma un sindaco che ha perso contatto con la sua città, con la sua gente” . Così Matteo Renzi ha detto a Bruno Vespa nel corso di un’intervista per il libro “Donne d’Italia” in uscita il 5 novembre. “Al Pd interessa Roma, non le ambizioni di un singolo, anche se sindaco – ha proseguito Renzi – E per questo faremo di tutto per fare del Giubileo con Roma ciò che è stato l’Expo per Milano. Questa pagina si è chiusa, ora basta polemiche, tutti al lavoro”.

Ora che tutto è finito, anche il commissario del Pd romano Matteo Orfini azzarda, durante la puntata di 8 e 1/2, su La7, dichiarazioni come: “Da Marino sono arrivate un’infinita serie di bugie a cominciare dal fatto che il Pd non abbia voluto un confronto in aula”. Da chiosare aggiungendo un “fino all’ultimo” che forse Orfini ha omesso per pietà. Perché Ignazio Marino, bisogna sottolinearlo, è stato bugiardo fino in fondo, contraddicendosi più e più volte. Come per il suo viaggio in America del tutto privo di inviti ufficiali. Sbaglia invece Orfini quando dice: “Credo che Marino sia una persona onesta ma ha commesso un’enormità di errori che noi abbiamo cercato di correggere aiutandolo e mettendogli a disposizione delle persone competenti”. Sbaglia perché l’onestà di una persona, che sia amministratore o no, deve andare di pari passo con l’umiltà di riuscire ad individuare i propri limiti caratteriali e di competenza e, proprio per questo, saper scegliere persone all’altezza della situazione con le quali portare avanti programmi e progetti.

Si chiude quindi un capitolo della storia di Roma, forse il peggiore in assoluto, durato anche troppo – 2 anni, 4 mesi e 18 giorni – definito perfino dall’Osservatore Romano “una farsa”, con riferimento in  particolare alla revoca delle dimissioni di Ignazio Marino, che ieri, “con una mossa in verità non del tutto inattesa”. “Marino – spiega il quotidiano edito nella Città del Vaticano – ha motivato la scelta, chiedendo un confronto in aula con la maggioranza che lo ha sostenuto nei due anni della sua amministrazione. Ben sapendo,tuttavia, che una maggioranza disposta a sostenerlo non esiste più”. Come oggi hanno dimostrato i 26 consiglieri che hanno firmato le loro dimissioni. “Al di là di ogni altra valutazione  – concludono dalla SCV – resta il danno, anche di immagine, arrecato a una città abituata nella sua storia a vederne di tutti i colori, ma raramente esposta a simili vicende”.

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