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Marino: tontolone, furbetto…? Solo stupido. Firmato Francesco

Tontolone, furbetto, imbucato…Qualcuno dalle colonne di Repubblica è andato oltre definendo, il sindaco Ignazio Marino uno ” stolker “. Eccessivo? Sicuramente no. Le gaffe terribili di quest’uomo imbarazzante, sputtanato in mondovisione nientemeno che dal Papa, il vescovo di Roma, poco misericordioso e letteralmente avvelenato per le trovate di un primo cittadino malato di protagonismo, diventato ormai una macchietta, pongono un problema politico molto serio, drammatico quasi.

Porsi delle domande è legittimo. Ha senso fare ancora  finta di non vedere la voragine di ridicolo che Marino si è scavato attorno grazie ad una escalation di stupidaggini che dimostrano non la pochezza del politico ma la miserabile statura di un uomo penoso? E’ giusto lasciare al suo posto un esponente di partito che si affida continuamente al gioco delle tre carte il cui esito finale è sempre lo stesso ovvero truffare, imbrogliare, inquinare la verità dei fatti con buona pace per la gente che merita sicuramente più rispetto di quello che gli riserva un sindaco bugiardo, negletto e senza dignità?

Vedere un Papa costretto a precisare che lui quel signore, a Filadelfia, nel corso di ben tre appuntamenti ufficiali con la comunità cattolica, non lo aveva invitato, sottolineando anche con un “… è chiaro?” tutta la propria irritazione, è sicuramente  offensivo per la nostra città. E’ troppo ricordare a Marino, che Roma, da duemila anni ospita la sede universale dei seguaci di Cristo e che le regole, anche quelle mediatiche, vanno rispettate?

Francesco nel corso della conferenza stampa in aereo è stato costretto a precisare che il nostro sindaco “si professa cattolico…”. Immaginiamo il pensiero del Papa rivolto a quanto detto da Marino al Gay Pride di Roma,  “capitale mondiale dell’amore…”. L’importante è capire di quale amore stiamo parlando. Di quello sacrosanto e legittimo di omosessuali e lesbiche o quello di chi, nella parola amore, legge famiglia, figli, regole, rinunce. Su questi concetti la chiarezza  è d’obbligo. E Papa Francesco, dal punto di vista di Capo della Chiesa cattolica è più che legittimato ad avere dubbi sulla sincerità di affermazioni rilasciate tanto per far quadrare conti truccati. E anche da laici non si può non vedere l’ambigua falsità di simili affermazioni licenziate da Bergoglio con un onesto e triste: “Dice di essere…”.

Augurarsi che qualcuno possa, al più presto, porsi il problema di mandare a casa Marino è oggi quanto di più problematico.  L’infausta scelta  del presidente del consiglio Renzi, capo del Pd, il partito che a Roma lo ha messo su quella poltrona che fu di Nathan, Petroselli e Argan, di lasciarlo al suo posto mettendogli come tutore il prefetto Gabrielli, non è stata una grande idea.  Quando il premier ha toccato con mano- per tabulas, potrebbe dire un uomo di diritto – che il suo operato aveva finito di mettere in ginocchio la Capitale doveva intervenire con più decisione. La città, indebolita dal cancro provocato da quel mix micidiale  di politica-voto di scambio-affari-delinquenza organizzata  iniziato trent’anni orsono con le gestioni Rutelli-Veltroni passando per Alemanno e oggi non debellato da Marino, aveva bisogno di una svolta. E Renzi, aveva l’obbligo di cacciarlo e chiedere ai romani di nominare un nuovo sindaco. Ma così non è stato e la Capitale continua a navigare nei guai proprio nel momento in cui solo un miracolo potrebbe aiutare la città, un miracolo dove ruolo e potere del Papa fanno la differenza. Per sopravvivere.

Santità, ascolti la preghiera di un laico non cattolico: non abbandoni, per stupidità altrui, la sua sede naturale. Faccia in modo che siano altri a cedere il passo.

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