A volunteer lifeguard carries a baby as a half-sunken catamaran carrying around 150 refugees, most of them Syrians, arrives after crossing part of the Aegean sea from Turkey on the Greek island of Lesbos

Migranti: prosegue strage bambini in mare

Almeno 11 migranti, tra cui cinque bambini, sono annegati la notte scorsa nel naufragio, al largo dell’isola greca di Farmakonissi, nell’Egeo sudorientale, quindici chilometri circa dalla coste turche, dell’imbarcazione che avrebbe dovuto portarli in salvo, in fuga dal loro paese di origine. Di questa nuova tragedia in mare ha dato notizia l’autorità portuale greca: 26 dei circa 50 passeggeri a bordo del natante sono stati tratti in salvo, dieci risultano dispersi.

Nel Mar Mediterraneo, come denuncia il direttore generale della Fondazione Migrantes, monsignor Gian Carlo Perego “continua una strage silenziosa, con i morti che sono più che raddoppiati nel 2015 rispetto al 2014: da 1600 a oltre 3200″.  I bambini scomparsi tra i flutti e a volte rinvenuti sulle spiagge dall’inizio dell’anno sono 700.

“L’Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L’operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all’operazione italiana Mare Nostrum – dice mons. Perego -: una vergogna che pesa sulla coscienza europea. L’Europa sembra ora – a fronte della minaccia terroristica – giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo”.

“L’accoglienza ai nostri porti, anziché in centri di accoglienza aperti sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli ‘hotspots’, come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20.000 persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite. La paura insieme alla convenienza – aggiunge  mons. Perego – sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa”.

Continua invece l’accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l’appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie, conclude il direttore della Migrantes, realizzando “un’accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità”.

L’Europa cerca strumenti per affrontare un dramma senza fine. Da Bruxelles, intanto, arriva l’appello di Laura Boldrini, nel corso dell’incontro con gli europarlamentari italiani avuto in Parlamento europeo. L’Europa deve assumersi le proprie responsabilità, risolvere la questione dei migranti ripartendosi le persone in arrivo e creando corridoi umanitari adesso che è inverno, perché «se non realizzeremo un corridoio umanitario funzionante noi conteremo i morti, e chi ne sarà responsabile?. Pensare di lasciare al freddo, alla pioggia, persone in marcia non è qualcosa degno dell’Europa».

 

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