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Uccide la madre a diciassette anni per riavere computer e cellulare

Motivi futili e abietti, questa la sostanza delle ragioni che hanno spinto una diciassettenne della provincia di Reggio Calabria ad assassinare la madre con lucida freddezza. A Melito Porto Salvo, Patrizia Crivellaro è stata uccisa dalla figlia con un colpo di pistola alla nuca per averle negato l’uso del cellulare e di internet.

Era preoccupata per il suo scarso rendimento scolastico e per punizione le aveva tolto cellulare e computer, ma la figlia, stanca dei continui rimproveri, il 25 maggio scorso ha preso la pistola, che il padre deteneva legalmente, ed ha sparato alla madre mentre riposava.

Un delitto compiuto con lucida freddezza, questo è quello che affermano gli inquirenti. Dopo aver ucciso la madre, la ragazza ha poi chiamato lo zio raccontando che un uomo alto più di due metri si sarebbe introdotto in casa e avrebbe sparato alla donna. Tuttavia le deposizioni rilasciate dalla diciassettenne risentivano di numerose incongruenze. Inoltre, sebbene la ragazza avesse affermato di non aver mai toccato l’arma, l’impronta del suo indice è stata rilevata sulla pistola trovata accanto al corpo della donna.

La giovane, già in custodia cautelare, per disposizione del GIP è stata trasferita in un istituto penitenziario minorile fuori dalla Calabria. È accusata di omicidio premeditato con l’aggravante di motivi futili e abbietti. Anche al momento dell’arresto da parte dei carabinieri la ragazza ha continuato a mantenere un atteggiamento freddo e distaccato.

Questa tragica vicenda non è purtroppo l’unica che colpisce la Calabria in questo anno. Proprio lo scorso aprile già un ragazzo di 13 anni aveva ucciso la madre soffocandola perché non sopportava più essere sgridato da lei.

Casi drammatici che manifestano in modo orribile ed impressionante un malessere purtroppo diffuso tra i giovani, vittime di un momento storico che risente della caduta dei valori e della stabilità di cui le famiglie non sempre riescono più a farsi portatrici. Un’epoca in cui gli affetti domestici, che naturalmente dovrebbero sostenere i giovani, sono sostituiti troppo spesso e troppo fortemente dai legami virtuali che si creano nell’inconsistente mondo della rete. Quando manca il sostegno, l’attenzione e la cura continua che accompagna i ragazzi nella crescita, questi sembrano essere sempre più spesso portati a rifugiarsi in un mondo fittizio e irreale per sfuggire alle difficoltà di una vita a cui sono stati preparati. e si fa sempre più evidente la necessità di tornare a riscoprire la famiglia come luogo in cui l’affetto, sebbene a volte esigente, accoglie la persona per ciò che è, sostiene incondizionatamente e prepara ad affrontare i limiti propri e dell’altro, le difficoltà della vita, gli errori e le delusioni.

Vania Amitrano

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