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Un libro, e passa il dolore

I libri, i migliori “compagni di viaggio”, come li definiva lo scrittore TizianoTerzani, che “parlano quando si ha bisogno e tacciono quando si vuole silenzio”, sono una terapia utile per chi soffre di dolore cronico.

Una buona lettura può bastare ad allontanare i pensieri, anche i più cupi. Ma può anche essere un antidoto efficace contro il dolore cronico, quello che persiste oltre i tempi ragionevoli di guarigione. Soprattutto se il racconto viene condiviso e commentato con altre persone.

E’ il risultato di una ricerca dell’Università di Liverpool, pubblicata sulla rivista ‘BMJ Journal for Medical Humanities’. Gli studiosi hanno preso in esame un gruppo ristretto di persone  sofferenti di una severa forma di dolore cronico e le ha sottoposte ad interventi di terapia cognitivo-comportamentale – la più moderna, efficace e scientificamente supportata forma di terapia psicologica utilizzata anche per alleviare questo tipo di dolore – e, in alternativa, ad un programma di lettura condivisa, in cui riunendo un piccolo insieme di persone si leggono a voce alta racconti, poesie, passaggi di libri.

A tutti i partecipanti allo studio è stato affidato il compito di annotare su un diario, due volte al giorno, le proprie emozioni e il livello di dolore sperimentato. Dall’analisi è emerso che la lettura condivisa è stata una valida alternativa alla terapia cognitivo-comportamentale, che pure ha portato dei benefici permettendo di condividere conoscenze. I libri, con i loro personaggi e le loro trame, richiamando alla mente esperienze e ricordi positivi del passato hanno consentito a chi li leggeva o ne ascoltava e discuteva con altri dei passaggi, degli argomenti e dei personaggi, di dimenticare almeno in quel momento il dolore provato.

Il dolore ha avuto una funzione fondamentale nella sopravvivenza umana, come stimolo ad una reazione necessaria a seguito di aggressione o danno all’integrità fisica. E’ quindi fisiologico, un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa, quando rappresenta un segnale d’allarme, essenziale per evitare un danno. Diventa patologico, cronico, quando permane perdendo il significato iniziale e diventando a sua volta una malattia.

In altre parole, il dolore può avere due accezioni: utile e non utile. Utile quando rappresenta un campanello d’allarme e ci fa capire che siamo di fronte a un potenziale problema più o meno grave. Invece tutti i dolori che non sono segnale di pericolo sono inutili e devono essere soppressi perché, oltre alle sofferenze fisiche e psichiche, non possono che creare disagio sociale.

E, allora, vale la pena per le vittime del dolore cronico, provare a mettere in pratica quello che già Francesco Petrarca conosceva quando dei libri diceva: “Li interrogo e mi rispondono. E parlano e cantano per me. Alcuni mi portano il riso sulle labbra o la consolazione nel cuore. Altri mi insegnano a conoscere me stesso”.

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