eutanasia

Bioetica, in Francia no genitori a staccare la spina

Se l’Italia è in attesa che si deliberi sulla legge per il fine vita – il testo elaborato approderà alla Camera il 13 marzo prossimo –  in Francia dove non ci sono ostacoli di alcun tipo a staccare la spina,  i genitori di una bimba hanno dovuto raccogliere oltre 250 mila firma on line per opporsi alla decisione dei medici in tal senso.

La piccola Marwa,  16 mesi, vittima di un’infezione virale che le ha creato gravi lesioni cerebrali, ha visto i suoi genitori portare avanti una battaglia  per mantenerla in vita, contro il parere dei camici bianchi
dell’ospedale Marsiglia. Sulla rete la pagina Facebook ‘Jamais sans Marwa’ (mai senza Marwa) veicola la petizione. La mamma e il papà della bambina hanno difeso ieri, davanti al Consiglio di Stato, il diritto di vivere della loro figlia, oggi legata a un respiratore. I giudici decideranno la prossima settimana.
E’ una nuova tappa del percorso giudiziario – iniziato 4 il novembre scorso quando il personale medico ha deciso di staccare il respiratore – che oppone i genitori ai camici bianchi. Il tribunale amministrativo
di Marsiglia era intervenuto giudicando la decisione dei medici “prematura perché presa in tempi non sufficienti per valutare, in maniera certa, l’inefficacia della terapia in corso e il consolidamento dello stato di salute della bambina”.

I giudici avevano inoltre sottolineato l’importanza del parere dei genitori e stabilito la prosecuzione delle
cure. Da qui il ricorso dell’ospedale al Consiglio di Stato.
Per i medici, a cui secondo la legge francese sul fine vita spetta l’ultima parola, Marwa ha subito danni irreversibili e gravissimi e va considerato lo stato di sofferenza cronico della piccola. Ma secondo i genitori Mohamed et Anissa Bouchenafa la bimba sarebbe capace di emettere suoni, di piangere e muovere le mani in presenza della sua sorellina gemella. Azioni che per i medici sarebbero solo riflessi automatici. La storia, in ogni caso, ha suscitato un forte dibattito in Francia. Il Consiglio di Stato si era già occupato nel 2014 di un altro caso di disaccordo sul fine vita, quello di Vincent Labert, in cui la moglie dell’uomo e i medici si opponevano ai genitori del paziente che volevano mantenerlo in vita. I giudici però optarono per l’interruzione delle cure.

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