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Inchiesta Tarantini, il nodo della competenza

sabina-began-guardaIl futuro dell’inchiesta sui soldi che Silvio Berlusconi ha elargito a Gianpaolo Tarantini potrebbe essere deciso dalla Procura di Roma. Dopo l’ordinanza del Tribunale del Riesame di Napoli, infatti, il fascicolo – gia’ trasmesso dai pm partenopei a quelli della capitale dopo le precedenti decisioni del gip – dovrebbe essere inoltrato a Bari, cui secondo il Riesame spetterebbe iscrivere il premier nel registro degli indagati con l’accusa di istigazione a mentire: ma i pm di Roma non hanno ancora deciso se attenersi alle indicazioni del collegio e inviare le carte o, come e’ nelle loro prerogative, sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Procura generale della Cassazione.

Scioglieranno la riserva entro domani, hanno fatto sapere il procuratore Giovanni Ferrara e l’aggiunto Pietro Saviotti. Due i nodi da sciogliere: configurazione del reato e competenza territoriale. I pm napoletani, infatti, in un primo momento avevano indagato Gianpiero Tarantini, la moglie Nicla e il giornalista Valter Lavitola per estorsione. Quando il gip Amelia Primavera, ritenendosi incompetente a decidere, aveva disposto la trasmissione degli atti a Roma, il faldone era stato inviato nella capitale. A quel punto pero’ i sostituti Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock, dopo aver esaminato gli atti giunti da Bari, hanno rivisto le loro decisioni e hanno chiesto al Riesame di valutare se sussistesse a carico del premier (e di Lavitola) il reato di induzione a mentire nei confronti di Tarantini. I giudici, dopo una camera di consiglio durata sedici ore, hanno condiviso le valutazioni dei pm, annullando l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dell’imprenditore pugliese (”in considerazione della qualita’ di destinatario dell’induzione”, infatti, la condotta di Tarantini ”deve ritenersi non punibile”) e della moglie (”totalmente estranea all’unica fattispecie di reato che il Collegio ha ritenuto configurabile”). Confermata la misura cautelare per Valter Lavitola, nei cui confronti i giudici hanno riformulato l’accusa considerandolo, appunto, concorrente con Silvio Berlusconi nel reato di induzione a mentire. Non e’ detto pero’ che le conclusioni cui e’ giunto il Riesame siano condivise dai pm di Roma per i quali il premier potrebbe essere, come in origine, vittima di un’estorsione (e in effetti Lavitola, Tarantini e la moglie sono stati iscritti a Roma nel registro degli indagati per questo reato). La Procura della capitale potrebbe anche ritenersi competente a proseguire le indagini, dal momento che molte elargizioni di denaro a Tarantini tramite Lavitola sono comunque avvenute nella capitale: per uno di questi motivi o per entrambi, dunque, quei pm potrebbero (ed e’ un’eventualita’ considerata probabile in ambienti giudiziari) sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Procura generale della Cassazione. A Bari, intanto, si vivono ore di attesa. Stamani, in procura, lunga riunione tra il procuratore, Antonio Laudati (indagato a Lecce per i presunti ‘ritardi’ nell’inchiesta sulle escort e non manca chi afferma che tutto l’incartamento potrebbe alla fine approdare proprio nella procura salentina), i due aggiunti, Annamaria Tosto e Pasquale Drago, e i due sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis. Le valutazioni, hanno fatto sapere i magistrati, si faranno ”quando e se” il fascicolo arrivera’ nel capoluogo pugliese. E, se arrivera’, i pm potrebbero decidere di indagare Berlusconi anche per favoreggiamento della prostituzione in concorso con Tarantini: secondo il tribunale del riesame di Napoli, infatti, il premier sapeva che le donne che Giampi gli portava erano escort. In attesa del fascicolo da Roma, pero’, a Bari e’ gia’ stata trasmessa da Napoli l’ordinanza del Riesame con la ”riqualificazione” del reato in induzione a mentire: e’ sufficiente questo provvedimento per iscrivere il premier nel registro degli indagati? La stessa ordinanza, peraltro, e’ stata girata anche a Roma ed e’ ora al vaglio dei pubblici ministeri. Chi di sicuro non dovrebbe piu’ indagare sulla vicenda escort e’ proprio la procura di Napoli, per ammissione dello stesso procuratore Giovandomenico Lepore. Ma mai dire mai. ”In questo momento usciamo di scena – ha sottolineato Lepore – ma puo’ darsi che rientreremo in campo”. Perche’ ci sono altri filoni di indagine che i pm stanno gia’ approfondendo, a cominciare da quello che vede coinvolta Finmeccanica, ed e’ probabile che i colpi di scena non siano finiti.

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