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Jet abbattuto, Russia schiera missili in Siria

Mosca prende provvedimenti dopo l’incidente di ieri ai confini tra Siria e Turchia, che ha visto un caccia russo, accusato di avere sconfinato, abbattuto dalla contraerea turca. Oggi l’incrociatore Moskva ha ricevuto l’ordine di raggiungere la costa siriana del Mediterraneo, e nella base russa di Khmeimin, a Latakia, saranno schierati i sistemi di difesa antimissile S-400, i più sofisticati a disposizione di Mosca.

Lo ha annunciato il ministro della Difesa Sergej Shoigu, che ha fornito anche nuovi dettagli sulla sorte dei due piloti, che si sono lanciati con il paracadute in tempo per evitare l’esplosione dell’aereo. Ad uccidere il primo sarebbero stati i “jihadisti”, mentre il secondo è stato soccorso in territorio siriano da truppe fedeli al presidente Bashar al-Assad e sarà trasferito in una base militare russa, come ha riferito anche l’ambasciatore russo a Parigi, Aleksandr Orlov.

Per il resto la ricostruzione dei fatti rimane quanto mai controversa. Secondo il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, l’aereo abbattuto non si sarebbe identificato e non avrebbe risposto agli avvertimenti, ben dieci nell’arco di cinque minuti. Erdoğan ha rivelato che alcuni frammenti del velivolo, caduti in territorio turco, avrebbero ferito due persone. Ma la ricostruzione di parte russa nega tutto, a partire dallo stesso sconfinamento.

“Dopo quello che è successo ieri – ha detto da Nizhnij Tagil, la città degli Urali dove ha partecipato a un vertice, il presidente Vladimir Putin – non possiamo escludere qualche altro incidente, e se succederà dovremo reagire in un modo o nell’altro”.

Ieri Putin aveva paragonato l’abbattimento del Sukhoi S24 a una “pugnalata alla schiena”. Anche secondo il primo ministro Dmitri Medvedev “le durature relazioni di buon vicinato fra Russia e Turchia sono state minate”. L’incidente, sempre secondo Medvedev, causa “una pericolosa escalation dei rapporti Russia-NATO che non può essere giustificata con alcun interesse, ivi compresa la difesa dei confini”. Il premier ha presentato una “risoluta” protesta formale all’ambasciatore turco a Mosca e minacciato ritorsioni economiche al più alto livello. Russia e Turchia cooperano a vari progetti internazionali, tra cui la costruzione del gasdotto Turkish Stream sotto il mar Nero.

Ad Ankara, quantomeno in pubblico, si prova a stemperare la tensione. “Non vogliamo un’ulteriore escalation”, ha detto oggi il primo ministro turco Ahmet Davutoğlu: “I canali di comunicazione restano aperti”. Il ministro degli Esteri Mevlut Çavuşoğlu ha telefonato al suo omologo russo Sergej Lavrov per esprimere il rammarico del governo e le condoglianze del caso, ma nella conferenza stampa successiva il commento di Lavrov è stato lapidario: “Meglio tardi che mai”. Lavrov ha espresso “seri dubbi” che l’incidente sia stato “un atto colposo”, mentre “ricorda molto una provocazione premeditata”. Çavuşoğlu, invece, ha annunciato che la visita di Lavrov ad Ankara – prevista per oggi, ma annullata dopo l’abbattimento del caccia – è stata rimessa in calendario con la promessa di “condividere i dettagli della questione attraverso canali diplomatici e militari”.

Anche diversi osservatori sono preoccupati che l’incidente sia l’ennesima scommessa sul rischio del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan. “Non si abbatte il mezzo di un paese amico se non si vuole creare un caso internazionale”, ha commentato Fulvio Scaglione su Limes. Altri ricordano che Erdoğan ha immediatamente incaricato Çavuşoğlu di riferire sull’accaduto alla NATO.

Anche senza evocare scenari ottocenteschi – quando sultani e zar conducevano guerre infinite sul Caucaso e sui Balcani, nel tentativo di controllare il Mediterraneo orientale – è inevitabile che questo nuovo sviluppo abbia conseguenze sulla gestione delle questioni geopolitiche del Medio Oriente, prima fra tutte la lotta all’ISIS: mai come oggi appare irrealistica l’ipotesi, che aveva preso corpo nei giorni scorsi, di coordinare l’intervento NATO e quello della coalizione filorussa contro i jihadisti.

Erdoğan ha incassato la fiducia del presidente USA Barack Obama, che lo ha chiamato per esprimergli il sostegno di tutta la NATO al suo paese e al suo diritto di difendere la sua sovranità. Nello stesso tempo però Obama si appella alla de-escalation, così come ha fatto ieri, a margine del Consiglio atlantico convocato d’urgenza, il Segretario generale NATO Jens Stoltenberg, che ha ripetuto la necessità di “rafforzare il meccanismo per evitare questi incidenti nel futuro”.

Evitare ogni escalation e “mantenere lo spazio politico di dialogo” sono le priorità anche secondo l’Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, Federica Mogherini, che ieri ha raccomandato ai ministri degli Esteri di “cercare di evitare nuove fasi di tensione”.

Filippo M. Ragusa

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