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Parrocchie già aperte per i migranti

Oltre 25mila parrocchie, circa 14mila monasteri, conventi, abbazie e 2500 santuari. Sono questi i numeri che compongono il mondo ecclesiale che si appresta a rispondere all’appello lanciato ieri dal Papa che in occasione dell’Angelus domenicale ha chiesto che “ogni  parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia (di immgrati), incominciando dalla mia diocesi di Roma”. Perché, ribadisce Francesco,  “di fronte alla tragedia di decine di migliaia di profughi che fuggono dalla morte per la guerra e per la fame, il Vangelo ci chiama, ci chiede di essere “prossimi” dei più piccoli e abbandonati. A dare loro una speranza concreta”.

Un appello alla solidarietà e all’accoglienza che nasce dal cuore del Papa nel contesto della preparazione a un Giubileo della Misericordia. Un appello che vuole coinvolgere e contagiare tutte le comunità che ruotano intorno alle parrocchie, a cominciare dalla chiesa di Sant’Anna e la basilica di San Pietro, che sono le due parrocchie del Vaticano: due realtà assai diverse l’una dall’altra che troveranno ognuna il modo proprio di rispondere alla richiesta del Pontefice.
Naturalmente quando il Papa parla delle parrocchie, come ha precisato padre Federico Lombardi portavoce della Sala Stampa Vaticana, intende infatti le comunità parrocchiali come comunità inserite nel territorio e non solo i parroci con le case “canoniche”; le comunità parrocchiali potranno trovare in forme diverse le vie adatte per realizzare l’accoglienza. Mentre quando parla delle comunità religiose tornano alla mente le parole forti che aveva già usato tempo nella visita al Centro Astalli di Roma con riferimento ai “conventi vuoti”: Il Signore chiama a vivere con più coraggio e generosità l’accoglienza nelle comunità, nelle case, nei conventi vuoti…Carissimi religiosi e religiose, i conventi vuoti non servono alla Chiesa per trasformarli in alberghi e guadagnare i soldi. I conventi vuoti non sono nostri, sono per la carne di Cristo che sono i rifugiati. Certo non è qualcosa di semplice, ci vogliono criterio, responsabilità, ma ci vuole anche coraggio. Facciamo tanto, forse siamo chiamati a fare di più, accogliendo e condividendo con decisione ciò che la Provvidenza ci ha donato per servire” (10 settembre 2013).

 

E’ questa la fotografia della galassia ecclesiale che si appresta a far fronte all’appello del Papa: parrocchie, santuari, monasteri, case religiose a porte dischiuse per accogliere ognuno almeno una famiglia di migranti. E la risposta sarà certamente superiore alle aspettative.

 

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