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Russiagate, nel mirino i conti di Kushner

L’inchiesta sul Russiagate si estende alle persone più vicine a Donald Trump. Il superprocuratore Robert Mueller sta indagando sui movimenti finanziari di Jared Kushner, influente consigliere e genero del presidente (ha sposato sua figlia Ivanka).

A scriverlo è il Washington Post, che cita fonti investigative.

È la prima volta che gli investigatori si occupano delle attività finanziarie e imprenditoriali di Kushner: finora il genero del presidente era finito sotto la lente degli inquirenti solo come “persona d’interesse”, per aver incontrato l’ambasciatore russo Sergej Kisljak e il banchiere di Stato Sergej Gorkov, capo della Vnesheconombank. Tra le azioni che la stampa gli ha contestato c’è anche la proposta di aprire una linea di comunicazione diretta e segreta fra la Casa Bianca e il Cremlino.

Per questo Kushner era stato costretto a rientrare a Washington prima della fine del G7 di Taormina, mettendo in imbarazzo l’amministrazione. In ogni caso si era mostrato disponibile e aveva promesso di dire agli inquirenti tutto quello che sa.

Nel mirino degli inquirenti sono finite anche le transazioni di altri fedelissimi di Trump. C’è Michael Flynn, il suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale, che ha prima trattato con Kisljak quando ancora non si era insediato in carica, poi negato tutto all’FBI e al vicepresidente Mike Pence. Non manca l’ex direttore della sua campagna elettorale Paul Manafort, destinatario di un finanziamento multimilionario dal Partito delle regioni, la formazione politica dell’ex presidente filorusso dell’Ucraina, Viktor Janukovyc. E non può mancare Carter Page: in Occidente il suo nome non è così famoso, ma in Russia è considerato un’autorità in fatto di economia e di politica estera, conteso dalle televisioni allineate al Cremlino. Nei suoi USA invece è più famoso per essere stato espulso dal think tank strategico Eurasia Group, e perché un giudice federale ha autorizzato l’FBI a mettere sotto sorveglianza tutte le sue comunicazioni, con il legittimo sospetto che lavori per l’intelligence russa.

Intanto non si fanno attendere le reazioni allo scoop secondo cui il presidente Trump sarebbe indagato per intralcio alla giustizia. Il diretto interessato ha accusato la stampa di aver fatto circolare una “storia fasulla”, e ha denunciato la “caccia alle streghe senza precedenti” nei suoi confronti. Il vice Pence, seguendo la rotta già battuta dal suo titolare un mese fa, ha nominato un avvocato personale di fiducia, indipendente dalla Casa Bianca, per assisterlo nell’inchiesta. Il prescelto di Trump è Marc Kasowitz, un veterano del foro di New York, già legale di fiducia dell’oligarca putiniano – nonché re dell’alluminio, genero di Boris Eltsin e grande amico di Manafort – Oleg Deripaska. A difendere Pence invece sarà Richard Cullen, un ex procuratore attivo in Virginia, selezionato dopo colloqui durati settimane.

Cullen in passato ha difeso numerosi politici e altri volti noti, fra cui Elin Nordegren, l’ex moglie del golfista Tiger Woods. Ha fatto parte della squadra che lavorava con George W. Bush dopo le elezioni presidenziali 2000, le più incerte della storia. Bush batté il vicepresidente uscente, il democratico Al Gore, con appena 537 voti di differenza in Florida. La sostanziale parità fra i candidati aveva fatto scattare il riconteggio a macchina delle schede previsto dalla legge; sulla questione Bush e Gore avevano ingaggiato una battaglia a suon di ricorsi, fino a quando la Corte Suprema fermò la giostra, con una sentenza approvata anche qui con il minimo margine possibile.

F.M.R.

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