È ormai una corsa contro il tempo. Sono più di 200 le persone ancora in vita rimaste intrappolate sotto le macerie di un edificio di otto piani crollato mercoledì scorso alla periferia di Dacca. A rendere nota la notizia è stato il sottosegretario bengalese alle amministrazioni locali, Jahangir Kabir Nanak . Si cerca di fare più in fretta possibile nel tentativo di salvare altre vite umane. Nella notte 54 persone sono state tratte in salvo. Purtroppo però il bilancio dei morti (al momento 281) è destinato a salire.
La priorità delle squadre di soccorso è quella di far arrivare acqua e cibo alle persone ancora intrappolate. Mantenerle coscienti in attesa di poterle estrarre da quel che resta della ex struttura.
L’edificio situato a Savar, 25 chilometri a nord est della capitale del Bangladesh, è crollato forse a causa dei lavori in corso per la costruzione del nono piano. Il crollo è avvenuto durante l’affluenza massima dei lavoratori. Dall’aria che si respira a Dacca, sembra di capire che fosse un crollo prevedibile.
Nella capitale la situazione si sta complicando. La frustrazione e la rabbia dei cittadini si fa sentire ogni ora con più forza. Migliaia di lavoratori dell’industria tessile del Bangladesh sono scesi in strada per protestare denunciando le condizioni in cui sono costretti a lavorare per sopravvivere. Si registrano violenti scontri fra manifestanti e polizia, l’uso di lacrimogeni e proiettili di gomma contro la folla è stato autorizzato. Due fabbriche sono state incendiate e decine di automezzi risultano danneggiati.
E.S.