Cambogia, distretto di Kong Pisey, una fabbrica di scarpe a circa 40 chilometri ad ovest dalla capitale Phnom Penh è venuta giù come un castello di carte, intrappolando al suo interno più di 100 operai. Le vittime accertate per il momento sono 6, ma il numero è tristemente destinato a salire.
Secondo una prima indagine, il soffitto sarebbe crollato a causa dell’utilizzo di materiali scadenti.
La fabbrica, la Wing Star Shoes, appartiene ad una compagnia taiwanese, la Wing Star, che produce calzature che vengono poi esportate in Europa e negli Stati Uniti.
La compagnia Asics ha dato conferma in queste ore che la ex fabbrica in questione forniva loro calzature sportive.
La portavoce a Tokyo della Asics, Masayo Hasegawa, ha dichiarato: “Sappiamo che alcune persone sono morte, quindi prima di tutto porgiamo le nostre condoglianze”. Poi ha aggiunto di non disporre di informazioni su quando sia stata effettuata l’ultima ispezione di sicurezza nell’edificio e che le indagini per capire cosa sia accaduto sono tuttora in corso. “Vogliamo che la massima priorità sia data a salvare la vita delle persone” ha concluso Hasegawa.
Le fondamenta di questa disgrazia si poggiano sul lavoro a basso costo e sulle condizioni di sicurezza inesistenti di migliaia di lavoratori senza diritti e alternative. Le stesse condizioni che hanno portato, tre settimane fa, al crollo di un casermone/fabbrica di 9 piani nella città di Dacca, in Bangladesh, in cui sono morte 1.127 persone.
E.S.