Inflazione: incremento superiore a quello dei salari

l'Istat rileva, nel primo trimestre del 2013, la crescita degli stipendi dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2012. Sarebbe una buona notizia se non fosse che le retribuzioni sono cresciute meno dell'inflazione: infatti, nonostante il forte rallentamento nel mese di marzo, è comunque aumentata del 2% (dato annuo).

Nell’ultimo quinquennio il numero dei disoccupati italiani è salito vertiginosamente. Un incremento dal 2007 pari all’82,2% che colpisce duramente da nord a sud, senza distinzioni. Questi sono i risultati analizzati da Adnkronos sulla base dei dati Istat dal 1993. Ma guardando ai giorni nostri, per quelli che il lavoro ce l’hanno, l’Istat rileva, nel primo trimestre del 2013, la crescita degli stipendi dell’1,4% rispetto allo stesso periodo del 2012. Sarebbe una buona notizia se non fosse che le retribuzioni sono cresciute meno dell’inflazione: infatti, nonostante il forte rallentamento nel mese di marzo, è comunque aumentata del 2% (dato annuo).

Nel settore privato si registra un aumento delle retribuzioni più alto: l’1,8% mentre per la pubblica amministrazione gli stipendi sono congelati e non hanno subito nessuna variazione.

La situazione attuale va naturalmente a discapito della capacità d’ acquisto, che inevitabilmente tende a calare.

I contratti collettivi nazionali di lavoro, e relativaparte economica, coinvolgono i l 59,2% degli occupati dipendenti ed il 55,7% del campione retributivo osservato. La quota dei dipendenti in attesa di rinnovo del contratto è del 40,8% nel totale dell’economia e del 23,4% nel settore privato. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di 28,8 mesi per l’insieme degli occupati e di 16,2 mesi per quelli del settore privato.

Sul fronte delle imprese vi sono segnali negativi nel settore femminile.

Rispetto all’ultimo trimestre del 2012, la quota di aziende rosa che si è rivolta alle banche per chiedere un finanziamento è calata dal 12,6% al 10,5% .

Patrizia Di Dio, Presidente di Rete Imprese Italia Imprenditoria Femminile, afferma che ”le maggiori difficoltà di accesso al credito e condizioni più gravose per le imprese femminili. Ciò tradisce un atteggiamento pregiudizievole da parte del mondo bancario nei confronti delle imprenditrici, peraltro non basato da reali maggiori problematiche delle imprese femminili che anzi si dimostrano più affidabili”.

E.S.

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