E alla fine arrivò anche l’endorsement, ed è di quelli pesanti. Stefano Rodotà, il “trombato” più illustre dal suo stesso partito, ha spezzato una lancia in favore di Ignazio Marino, candidato sindaco della Capitale per il centro sinistra. Per Rodotà infatti, il medico genovese “è un uomo capace, con grande indipendenza di giudizio e onestà intellettuale”
Alla luce delle recenti polemiche con Grillo, suo “main sponsor” nella corsa al Quirinale, e della spaccatura con il PD (che gli ha preferito Marini prima e Napolitano poi) viene da chiedersi da cosa derivi questa filantropia nei confronti di un esponente del partito che gli ha voltato le spalle senza troppi complimenti. La risposta è da ricercarsi nelle tante facce che caratterizzano il Partito democratico stesso.
Una, ad esempio, è rappresentata proprio da Ignazio Marino, un personaggio a tratti ambiguo e dalle ambizioni smisurate. Un medico prestato non solo alla politica ma anche alla città di Roma di cui vorrebbe diventare il “primo cittadino” pur conoscendone poco dinamiche e problematiche. Lo dimostra il fatto che una sua linea d’azione chiara (promesse demagogiche a parte come buoni casa e buoni lavoro), ancora non la si conosce. L’ex senatore non ha infatti fornito risposte sulla sicurezza, sulla questione rom, sul decoro e su molte altre tematiche da sempre croci di Roma e dei romani.
Marino è comunque un personaggio che da sempre, nelle parole e anche nei fatti, si è mostrato autonomo dal suo partito di appartenenza. Non ha infatti votato la fiducia al governo Letta e soprattutto è stato uno dei pochi democratici a dare il proprio voto a Rodotà Presidente della Repubblica, ed ecco quindi spiegata la simpatia che intercorre tra i due. Le due mine vacanti del centrosinistra. Anche se il buon Marino tanto vacante in fondo non è. Il suo spirito ribelle è andato via via spegnendosi, nel momento in cui ha sentito l’esigenza di esser portato a braccetto dalle alte sfere del suo partito, in assenza delle quali, sarebbe stata difficile la pratica Campidoglio.
Via quindi alla mobilitazione di massa dei vari Zingaretti, Epifani, Bettini, Gentiloni e addirittura il rottamatore Renzi. E ora anche Rodotà.
U.C.