Svezia: vietato segnalare taglia reggiseno sul badge

Può un’azienda, sia pure specializzata in biancheria intima, obbligare le dipendenti a rendere pubbliche le misure della propria biancheria intima, segnalandone la taglia sul badge identificativo visibile al pubblico? Non può farlo.

Può un’azienda, sia pure specializzata in biancheria intima, obbligare le dipendenti a rendere pubbliche le misure della propria biancheria intima, segnalandone la taglia sul badge identificativo visibile al pubblico? Non può farlo. Per questo un tribunale svedese ha condannato una filiale dell’azienda di biancheria ‘Change’ di Sundsvall, nel nord est della Svezia, a pagare 500 mila corone di multa, pari a 6000 euro, oltre alle spese legali. A darne notizia è l’agenzia svedese TT.

Questi i fatti. Nel 2011 il negozio costrinse alcune giovani commesse a portare un cartellino nel quale oltre all’indicazione del nome doveva esserci i centimetri di circonferenza petto e la taglia di coppe e reggiseno. Nonostante le proteste delle ragazze, la catena insistette al punto da indurre una di esse a ricorrere al tribunale per le cause di lavoro che ha giudicato la richiesta del negozio di intimo discriminatoria e in aperta violazione della dignità della dipendente.  La “strategia di marketing” del negozio di intimo che richiedeva al proprio personale un simile obbligo non era affatto piaciuta anche perché le ragazze  ritenevano di essere divenute oggetto di molestie.

Al quotidiano Handelsnytt, qualcuna di loro avevano raccontato che “vecchi sporcaccioni” entravano in negozio solo per guardare la taglia di reggiseno indossata dalla singola commessa.  Altre lamentavano il fatto che non era per niente piacevole girare per le strade (di una cittadina di 50 mila abitanti) e sentirsi salutare da sconosciuti che le chiamavano per nome citando anche la dimensione della coppa del reggiseno.

Un documento interno della catena aveva giustificato il provvedimento come ”una segnalazione del fatto che il negozio ha molta scelta ed è desideroso di proporre taglie perfette”.

Ora, finalmente, la sentenza che punisce la ‘ Change’. Una  ”grande vittoria per la dignità dei dipendenti” il pronunciamento del tribunale,  secondo il sindacato dei lavoratori del commercio.

E noi aggiungiamo: una vittoria anche per la dignità delle donne.

A.B.

 

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