Nel giorno dell’addio a Chokri Belaid la Tunisia si risveglia paralizzata dallo sciopero generale indetto da tutte le maggiori sigle sindacali. Nella capitale tutti i negozi sono chiusi, compresa la grande distribuzione. Tutti i voli in arrivo e in partenza per il Paese sono stati annullati. Il centro della Capitale è blindato con i mezzi dell’esercito mentre la polizia presidia in assetto antisommossa schierata sulle strade principali delle maggiori città.
Ma come si temeva, è stato impossibile evitare incidenti. La salma di Belaid è stata portata a bordo di un camion scoperto dell’esercito, su cui hanno trovato posto fiori e una nutrita rappresentanza militare, massima onorificenza dal grande valore simbolico che sancisce per la figura dell’ex capo dell’opposizione il rango di “martire”. Tra le migliaia di persone che hanno manifestato per onorare la memoria di Belaid, rappresentante del partito laico, si sono infiltrate decine di giovani che, mischiati tra la folla, hanno attaccato esercizi commerciali tentando di saccheggiarli.
Dal punto di vista istituzionale la crisi del governo c’è ed è innegabile. Tra le fila del movimento islamico sorgono sempre più spesso spaccature interne farcite di accuse reciproche e nervosismo che stanno mettendo seriamente a rischio il delicato processo di transizione democratica tunisina.
E.S.