Un suicidio nello scandalo Mps

Proprio come all’epoca di Mani Pulite, anche lo scandalo Mps ha fatto la prima vittima. Si tratta del capo dell’area comunicazione, David Rossi, che si è tolto la vita ieri sera

Proprio come all’epoca di Mani Pulite, anche lo scandalo Mps ha fatto la prima vittima. Si tratta del capo dell’area comunicazione, David Rossi, che si è tolto la vita ieri sera, intorno alle 21, gettandosi nel vuoto dal suo ufficio della sede di Rocca Salimbeni. Un solo indizio è stato rinvenuto nel cestino a fianco della sua scrivania: “Ho fatto una cavolata”. Rossi aveva subito una perquisizione del suo ufficio una decina di giorni fa, nell’ambito dell’inchiesta sul Monte dei paschi, ma non era indagato.

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Classe 1961, senese della contrada della Lupa,  sposato, Rossi era un personaggio molto noto nella città del Palio. Prima di approdare a Monte dei Paschi è stato portavoce del sindaco Pier Luigi Piccini. Successivamente, con lo stesso ruolo, è arrivato alla Fondazione Mps sotto la guida di Giuseppe Mussari. È di fatti il futuro presidente di Mps Banca a volerlo con sé a Rocca Salimbeni nel 2006. Il sodalizio con il presidente era cominciato dal 2001, quando l’ex presidente di Mps e Abi era a capo della Fondazione, azionista di riferimento con il 34,9% del capitale della banca, e Rossi era il responsabile della comunicazione dell’ente.

Niente lasciava immaginare il drammatico epilogo di ieri sera. Ai colleghi che lo avevano contattato anche negli ultimi giorni per le ultime notizie sull’istituto di credito aveva risposto con la stessa cordialità e professionalità di sempre.

C’è da augurarsi ora che questo tragico episodio non segni l’inizio di una nuova “stagione dei suicidi”. Trent’anni fa una serie di indagini giudiziarie condotte a livello nazionale nei confronti di esponenti della politica, dell’economia e delle istituzioni italiane portarono alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano detto Tangentopoli. Allora furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex presidenti del Consiglio.

A inaugurare la stagione dei suicidi fu Sergio Castellari che per oltre venti aveva ricoperto una carica politica e amministrativa di cruciale importanza nel sistema della tangenti: direttore generale del ministero delle Partecipazioni statali. Scomparve un pomeriggio di metà febbraio 1993, lo ritrovarono una settimana dopo, disteso sul prato di una collina a poche centinaia di metri dalla sua villa a Formello.

Tra i suicidi eccellenti di allora ricordiamo anche Raul Gardini, presidente Montedison,  che si sparò alla tempia in Palazzo Belgioioso. Gardini aveva saputo dal suo avvocato che stava per essere coinvolto nelle indagini di Mani pulite sulla tangente Enimont. Settantadue ore prima, a San Vittore, Gabriele Cagliari, ex presidente ENI, aveva infilato la testa in un sacchetto di plastica. Era il 20 luglio 1993, in una lettera accusava i PM di Milano di tenerlo in carcere con l’intento di farlo confessare. In seguito, sua moglie restituì oltre 6 miliardi di lire di fondi illegali.

A.B.

 

 

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