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Baby squillo: quando la Rete ti imprigiona nelle sue maglie

Studentesse di giorno, lolite appena fuori dalla scuola. Schiave di soldi e cocaina a soli quindici anni. lolitaE’ la storia di due ragazzine romane di 14 e 15 anni, due baby squillo che fino a ieri hanno ‘esercitato’ lasciandosi gestire da ‘amici’ trovati su facebook. Uomini che procuravano loro i clienti da incontrare in un appartamento dell’elegante quartiere Parioli,  che le sponsorizzavano (!) pubblicando foto osé sui social network.
La più ‘grande’ (15 anni!)  era sfruttata anche dalla mamma, una barista al corrente del lavoro pomeridiano della ragazza, che la incitava ad incontrare clienti, a non trascurare il lavoro (e nemmeno lo studio) anche  quando stava poco bene. Una mamma che, ovviamente, si spartiva i guadagni ottenuti dalla vendita del corpo della figlia con gli altri 3 ‘papponi’: un militare, un commercialista e un disoccupato. Tutti adulti, almeno uno in età giusta da poter essere considerato ‘padre’ delle giovanissime vittime.
Perché di vittime si tratta. Vittime innanzitutto della famiglia, che non ha tramandato loro il codice comportamentale che è scritto nell’esempio quotidiano dei genitori. Che non vigila sulla loro crescita, sui bisogni, sulle amicizie. Che non si preoccupa di sapere cosa faranno mai i loro ragazzi tutte quelle ore (magari sottratte allo studio) davanti a un computer: dove navigano, se chattano e con chi chattano. Che distratti come sono, non notano o non si preoccupano dei nuovi acquisti della propria creatura: il telefonino di ultima generazione (fateci caso: i ragazzi hanno sempre il tipo più aggiornato), il capo d’abbigliamento che va di moda…  Eppure siamo in piena crisi: proprio oggi l’Istat ci dice che negli ultimi cinque anni i poveri sono raddoppiati (oggi sono 5 milioni) e che il 65% delle famiglie ha contratto  i consumi. Ma non si preoccupano, i genitori, soprattutto del fatto che il loro poco più che bambino passa interi pomeriggi fuori casa.
Non bisogna fare però di tutta l’erba un fascio, per carità! perché se la squallida storia romana è venuta a galla lo si deve proprio all’intuizione della mamma ‘brava’, che davanti a comportamenti inusuali della pargoletta (la quattordicenne), diciamo pure border-line (minacce di morte, ma soprattutto minacce) e a due lettere nelle quali qualche ‘buon’ anonimo metteva in preallarme, non ha esitato ad assoldare un investigatore.
E finalmente il caso è venuto alla luce. Un caso di cui le cronache di tutti i giornali oggi parlano in maniera profusa, con dovizia di particolari. Che meriterebbe anche una riflessione sulla tipologia del ‘consumatore’:  chi  ha seguito questa vicenda, all’attenzione delle forze dell’ordine da maggio scorso, dice che non è ipotizzabile poter avere scambiato la ragazzina di 14 anni con una maggiorenne. Pertanto “non si esclude che i clienti all’ inizio non conoscessero la vera età delle minori, ma una volta che le incontravano si rendevano conto di trovarsi di fronte a delle adolescenti”.
Da Milano, il procuratore aggiunto Piero Forno, che coordina il pool di magistrati impegnati nei reati contro donne e minori, denuncia l’aumento dei casi legati ad iniziali contatti telematici: “Ci si conosce su Internet e poi ci si dà appuntamento – dice – C’è chi, come nel caso di Torino (la ragazzina di buona famiglia che si prostituiva per pagarsi in cellulare, ndr), lo fa quasi per scherzo e finisce in una cosa enorme. C’è chi lo fa in maniera consapevole, chi per ribellarsi”.
Insomma,  la Rete è pericolosa, piena di maglie che possono imbrigliare. Può provocare dipendenza in chi, soprattutto tra i giovanissimi,  comincia ad apprezzare di più la vita online rispetto a quella reale e di conseguenza si isola. Come invece può provocare la dipendenza dallo sconosciuto che si appalesa amico.  Che carpisce le confidenze, i segreti più intimi. Che una volta conquistata la fiducia della sua preda è capace di manipolarla come vuole.
Ma il primo vero pericolo rimane la mancanza di dialogo che sempre più spesso si evidenzia  in quelli che possiamo sempre più frequentemente definire  ‘barlumi’ di famiglia.
E, allora,  ci piace seguire gli episodi della “Mamma im-perfetta”, quella striscia quotidiana di 8 minuti, in onda su Rai2 ogni sera alle 21, dove la protagonista è una mamma che racconta con ironia  la sua vita quotidiana ponendo domande che coinvolgono tutti noi: come si fa a essere una buona madre, una brava moglie e una donna realizzata ….. Senza mai perdere di vista le esigenze degli altri componenti della famiglia.
In attesa che ci propongano anche la serie “Un papà imperfetto” (in questo caso senza il trattino in quanto su questa figura – considerata da sempre, in modo erroneo, meno importante di quella materna ai fini della crescita dei figli – tutte le donne, mogli e figlie, avrebbero molto da dire, soprattutto da ridire), cari genitori, presenti e futuri, teniamo ben presente che questo mestiere è diventato sempre più difficile con l’evolversi della società, tanto da assomigliare a una vera e propria attività di guerriglia quotidiana. Ma è una guerriglia che tutti i genitori hanno comunque il dovere di combattere, non facendo mai mancare la propria presenza, insdispensabile, a fianco dei figli soprattutto se adolescenti.

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