Pierre Moscovici

Ue conferma la ripresa: una primavera per l’economia

Dalla Commissione Ue arrivano i primi riscontri positivi per l’economia italiana: secondo le stime europee, la crescita di +0,6% sarà confermata per l’anno 2015, salendo a +1,4% nel 2016.

“Mentre gli indicatori della fiducia sono stabilmente migliorati nei mesi recenti, la fluttuazione di quelli fondamentali suggerisce che la ripresa dovrebbe essere graduale”, si legge nel documento presentato in Commissione.

Quali sono i fattori positivi che hanno sostenuto questa ripresa? Secondo Bruxelles, all’aumento del Pil ha contribuito la combinazione di due risultati in particolare: da una parte l’aumento dell’export, dall’altra il deprezzamento dell’euro, che ha ovviamente favorito le esportazioni. Questo, nonostante “le banche siano ancora appesantite dai crediti deteriorati e i tassi reali d’interesse restino relativamente alti”.

Il Pil italiano dunque salirà e nel 2016 “il netto deprezzamento dell’euro potrebbe portare a guadagni più forti dell’atteso per la competitività”, conferma la Commissione.

L’anello debole della ripresa per l’economia, resta il debito pubblico: Per l’Italia infatti, “la sfida maggiore è l’elevato debito con la crescita che resta debole. Bisogna perciò articolare una politica di bilancio prudente con un’agenda di riforme che resta ambiziosa”, ha affermato il Commissario agli affari economici Pierre Moscovici.

Questo significa, tra le altre cose, mettere in campo strumenti efficienti per combattere la disoccupazione, che “sebbene in discesa, resta ancora alta” in tutta l’eurozona, dove la media si attesta su una percentuale dell’11%. Stessa situazione per quella italiana, che, malgrado il calo registrato negli ultimi mesi, nelle previsioni per l’anno prossimo rimane più o meno stazionaria al 12,4% .

La primavera dell’Europa. I segnali di ripresa italiana riflettono ovviamente il rialzo degli indici economici su scala europea, dovuto, oltre al deprezzamento dell’euro, a una serie di “fattori a breve termine“, quali i prezzi del petrolio “relativamente bassi” e “l’impatto significativo” della manovra dei Quantitative easing promossa dalla Bce.

Che cos’è il Quantitative easing. Lo strumento denominato “alleggerimento quantitativo” voluto da Draghi e messo in campo nel marzo di quest’anno, prevede una serie di acquisti programmati di titoli finanziari, soprattutto obbligazioni (i cosiddetti “bond”), da parte della Banca centrale europea, per una cifra complessiva di circa 1000 miliardi di euro entro il mese di settembre 2016. L’obiettivo della manovra, già sperimentata dalla Federal Reserve e Bank of England, è quello di aumentare la quantità di moneta in circolazione: da una parte, si verificherebbe una riduzione dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico emessi dai singoli stati, e dall’altra, le banche sarebbero, almeno in teoria, incentivate ad investire nell’economia reale.

“L’economia europea sta godendo della primavera più brillante avuta da diversi anni” ha continuato il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici, ma “si deve fare di più per assicurare che questa ripresa non sia solo un fenomeno stagionale”, promuovendo “investimenti, riforme e rispettando politiche fiscali responsabili”.

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