Cinque per mille: Corte Conti, normativa confusa e inadeguata

La Corte dei Conti boccia il quadro normativo per il versamento facoltativo del 5 X mille dell'imposta IRPEF a favore di attività socialmente rilevanti.

Una solenne stroncatura del quadro normativo che regola il 5 per mille, ritenuto “confuso ed inadeguato al possibile nuovo ruolo istituzionale del privato sociale” arriva dalla Corte dei Conti. corte-dei-contiIl giudizio è espresso nella relazione inviata il 24 dicembre scorso al Parlamento e alle principali amministrazioni dello Stato. Il documento, corredato dall’obbligo di comunicare alla Corte e al Parlamento entro sei mesi le “misure consequenziali adottate” o in alternativa entro 30 giorni “un provvedimento motivato” ove ritengano “di non ottemperare ai rilievi formulati”, elenca una serie di inefficienze e iniquità che salvano ben poco dell’attuale impianto.

L’ attuale disciplina “agevola, di fatto, gli organismi di maggiori dimensioni e più strutturati” e l’attribuzione delle risorse in base alla stretta capacità contributiva “fa sì che alcuni enti che possono raccogliere il favore di optanti abbienti ottengano, anche con un basso numero di scelte, somme assai rilevanti” rischiando “di piegare un istituto di rilevanza sociale a finalità egoistiche e personali”. La differente capacità fiscale dei contribuenti sul territorio fa sì che i Comuni più ricchi possano beneficiare, in proporzione, di maggiori introiti, “senza alcun meccanismo di perequazione o coordinamento”.

Il tetto di spesa annuo, secondo i giudici della magistratura contabile, “e’ in contrasto con le determinazioni dei contribuenti”. I ritardi nelle erogazioni “dovuti alla pluralità di amministrazioni coinvolte, con scarso coordinamento tra loro, e a disfunzioni interne a ciascuna di esse, sono causa dell’incertezza sulla disponibilità delle risorse per i beneficiari”. Deve essere migliorata la trasparenza dei dati inseriti sulla rete web, dove non sono identificabili i beneficiari e non vengono pubblicati gli aggregati dei contributi ottenuti dagli enti presenti in più elenchi. La percentuale degli optanti fra coloro che non presentano la dichiarazione dei redditi “è minima e, pertanto, risulta disincentivata la contribuzione al 5 per mille di un rilevante numero di persone, generalmente quelle a più basso reddito”.
Nessuna scelta è possibile per i milioni di cittadini che non pagano l’Irpef. Infine secondo i magistrati contabili “sussiste un conflitto di interesse di numerosi enti che, anche indirettamente, gestiscono i Centri di assistenza fiscale e sono potenziali beneficiari del 5 per mille“.

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