Confindustria, economia sempre più giù

Secondo le stime del Centro studi di Confindustria dalla crisi si uscirà a fine anno, quando l'ultimo trimestre del 2013 segnerà un timido recupero dello 0,2%.

Come di consueto arrivano i dati di Confindustria a fare il punto della situazione. E ciò che emerge non è rassicurante. Uscita dal tunnel ancora lontana e ripresa lenta (inizialmente prevista per l’estate) e recessione che si aggrava.

Queste le stime del Centro studi di Confindustria: si uscirà dalla crisi a fine anno, quando l’ultimo trimestre del 2013 segnerà un timido recupero dello 0,2%. A fine anno, però, il Pil calerà dell’1,9% contro l’1,1% atteso. Limite anche per le stime di crescita che nel 2014 passeranno da +0,6 a +0,5% .

A questo scenario drammatico sul piano della produzione si aggiunge il crollo dei consumi che scenderanno dal 3% di quest’anno di un altro 0,3% il prossimo per arrivare a un -8,1% se il dato lo consideriamo a partire dal 2007.

A risentirne ovviamente è l’occupazione. Dall’inizio della crisi sono stati, infatti, persi 700mila posti di lavoro che potrebbero salire a 817mila l’anno prossimo. La disoccupazione, invece, salirà a fine anno fino al 12,4% (al 13,9% includendo la Cig), mentre nel 2014 potrebbe toccare il 12,7%.

Per Confindustria, quindi, l’Italia ha toccato il fondo, “ma non ci sono ancora i germogli di ripresa che erano ben visibili nella primavera del 2009 e che sbocciarono in estate. Giusto a metà del 2013, sul finire del sesto anno della crisi, questo mazzo misto di evidenze sparse lascia solo intravedere l’avvio della risalita. Ma non costituisce solide fondamenta per prevederla”. Ad aggravare la situazione secondo l’associazione degli industriali è anche la pressione fiscale del 44,6% del Pil “e rimane insostenibilmente elevata nel 2014, specie quella effettiva al 53,4% sottratto il sommerso dal denominatore”.

Laconico il commento del presidente Giorgio Squinzi: “Ogni previsione ci mostra un quadro peggiore del precedente, non vorrei essere io che porto rogna”, che tuttavia lascia qualche spiraglio all’ottimismo: “C’è però qualche segnale positivo, come il balzo della fiducia dei consumatori”.

U.C.

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