Parola di Boyan Slat. A lui, diciannovenne di origine olandese , è venuta questa idea: inventare un sistema per liberare l’oceano da miliardi di bottiglie di plastica. Allo studio da oltre due anni, questa iniziativa, denominata ‘Ocean Cleanup Array’, punta a ripulire le acque da oltre 7.250.000 di tonnellate di plastica, vale a dire il 30 % dei rifiuti complessivi presenti negli oceani. Nel Pacifico del nord c’è un ammasso di spazzatura galleggiante conosciuta come ‘Pacific Trash Vortex’o ‘Great Pacific Garbage Patch’: è un’isola di bottiglie di plastica portate dai venti e dalle correnti di dimensioni gigantesche, secondo alcuni calcoli due volte la superficie degli Stati Uniti.
Il progetto potrebbe riuscire a ripulire ognuno dei cinque “vortici oceanici” in cinque anni, vale a dire 25 anni in totale. I rifiuti non saranno catturati da reti ma deviati dalle correnti marine verso dighe galleggianti, una sorta di bastimenti autoalimentati grazie al sole e alle onde.
Il riciclaggio di materie plastiche, che potrebbe fruttare fino a 500 milioni di dollari, è stato presentato a una conferenza TEDx a Delft, nell’ottobre 2012, e da allora 50 ingegneri, scienziati e studenti vi stanno lavorando. Ma è necessario reclutare altre persone disponibili a collaborare, oltre a ingegneri, oceanografi, esperti di diritto della navigazione e altre discipline. Servono urgentemente: programmatori esperti in modellazione fluidodinamica (in particolare SPH), ingegneri processisti (meccanici), ingegneri di strutture marine, utenti esperti di MATLAB , biologi marini (particolarmente esperti di plankton). Chi può dare una mano lo faccia, visto che uno dei guai dei tempi moderni è che ci troviamo nell’era della plastica.
Solo in Italia, o almeno soltanto in italia a questi livelli, secondo la denuncia di Legambiente, il ricorso all’acqua in bottiglia di plastica piuttosto che a quella di rubinetto comporta l’utilizzo di oltre 6 miliardi di bottiglie di plastica prodotte utilizzando 456 mila tonnellate di petrolio, che determinano l’immissione in atmosfera di oltre 1,2 milioni di tonnellate di CO2. Al riguardo Legambiente propone di tassare le acque in bottiglia per reinvestire il provento fiscale nel territorio. Il giro d’affari per le acque in bottiglia, poi, è enorme: è pari a 2,25 miliardi di euro, riguarda 168 società per 304 diverse marche commerciali.
L’abitudine tutta italiana di preferire l’acqua in bottiglia a quella del rubinetto innesca, infatti, un meccanismo economico che porta immensi guadagni alle aziende imbottigliatrici e un’enorme consumo di risorse per il Paese, oltre ad alti livelli di inquinamento indotto e consumo di risorse.
A.B.