Agcom: l’Italia digitale non decolla

Nell’era digitale per una parte degli italiani  la connessione ad internet è ancora un lusso. Dovrebbe essere un’esigenza e un diritto, se si considera la praticità dell’utilizzo della via telematica per trasmettere e ricercare in tempo reale dati, trasferire da una parte all’altra del mondo denaro, eccetera. Invece, secondo l’Osservatorio dell’Agcom sul mercato delle telecomunicazioni, relativo al secondo trimestre del 2013, l’8,8% degli italiani rischia il cosiddetto digital divide, ovvero il divario tra chi ha accesso ai servizi di rete e chi non li può utilizzare. Il 3,8% per mancanza di Adsl, il 3 % perché ha un accesso inferiore ai 2 mega e il 2% collegato “nominalmente” ma di fatto impossibilitato a raggiungere la velocità minima): questa quota scende al 4% grazie alla copertura wireless da rete mobile, cioè quella che permette di navigare su internet con telefonini e tablet.

Secondo i dati forniti dall’ultimo rapporto Onu l’Italia resta sempre ai bassi posti della classifica mondiale: 57° posto nel 2012 con una percentuale di persone che usavano Internet pari al 58%.

Ma non tutti i cittadini sono svantaggiati allo stesso modo. Sono infatti Molise, Basilicata e Calabria a risentire di più del problema mentre le più avanzate sono Campania, Sardegna, Sicilia, Lazio, Puglia e Lombardia.
Sempre meno telefoni fissi 
Calano gli abbonamenti alle linee telefoniche fisse. Nell’ultimo anno sono scese 21,33 milioni, 500mila in meno rispetto ai 12 mesi precedenti: cala la quota Telecom, cresce quella di Fastweb. Il calo è in linea con quella osservato nei dodici mesi precedenti. La quota di Telecom Italia negli ultimi dodici mesi è scesa di 2 punti percentuali, collocandosi al 63,5%. I tempi della vecchia pubblicità Sip con la mamma che chiedeva polemicamente alla figlia sempre attaccata al telefono di casa “ma quanto mi costi?” sembrano definitivamente tramontati.
Calano anche gli sms
Nella telefonia mobile diminuisce invece (-10%, pari a 43,1 miliardi) la quantità di Sms scambiati, a tutto vantaggio delle chat (il traffico dati è cresciuto del 33% da inizio anno). La rivoluzione sms, che sembrava dover modificare per sempre il modo di comunicare degli italiani, è già finita. Colpa – o merito – della tecnologia che avanza e che ha già reso obsoleto lo Short Message Service: perché spendere soldi per messaggi a pagamento quando la connessione perpetua e le nuove applicazioni permettono di comunicare gratuitamente?  Si conferma invece – secondo i dati di Agcom – la progressiva diffusione delle “app” di messaggistica mobile. Insomma, Facebook, Twitter e WhatsApp stanno mandando in archivio i “vecchi” messaggini. Ciò conferma anche un nuovo modo di vivere il cellulare, con smartphone e tablet: in forte crescita gli abbonamenti (+1,79 milioni) e flessione delle prepagate (-1,46 milioni). In questo segmento di mercato Telecom e Vodafone sono entrambe al 32%. Gli operatori mobili virtuali hanno superato i 5 milioni di contratti, pari a circa il 5,2% dei clienti totali: la parte del leone la fa sempre Poste Mobile, con il 52,4%, ma è in arretramento del 4%.
Il traffico telefonico, invece, è in aumento del 5,6% a 73,8 miliardi di minuti da inizio anno. Una ulteriore conferma, qualora ve ne fosse bisogno, di quanto a noi italiani, conversazioni di lavoro a parte,  piaccia parlare.
Con 1,5 mld banda larga a tutti
«Senza rete non si fa rete». Di banda larga hanno parlato in un convegno a Roma Cia, Agia e Cittadinanzattiva spiegando che “è sempre più forte il divario digitale in Italia tra Nord e Sud e tra aree urbane e rurali. Eppure, con la crisi, scommettere sull’innovazione e colmare i ritardi sull’Agenda digitale porterebbe vantaggi immediati a imprese e cittadini, liberando risorse per 35 miliardi di euro”. Per far sì che la banda larga sia accessibile a tutti gli italiani occorre investire 1,5 miliardi di euro. Di ritorno si potrebbe aver un incremento del PIL di 2 miliardi di euro e quindi un contributo alla crescita.
PER L’ONU L’ITALIA DIGITALE E’ IL 57° PAESE DEL MONDO
Le aree rurali ovviamente le più colpite con solo il 17% degli abitanti che può contare su una connessione costante e di qualità, contro l’89% delle aree urbane».

 

ULTIMI ARTICOLI