Nonostante l’economia digitale sia un mercato in forte crescita e continui a produrre Pil e posti di lavoro in tutto il mondo ormai da anni, l’Italia è fortemente indietro nella capacità di sfruttare la “Tecnologia dell’Informazione”.
Ad affermarlo una ricerca svolta dal Global Information Technology Report del World Economic Forum, che ci vede al 50/o posto sui 144 paesi monitorati. Il rapporto si basa su un indice elaborato a partire da 54 parametri, dalla penetrazione di Internet alla diffusione degli smartphone alla disponibilità di capitali.
Al primo posto del 2013 sale la Finlandia, terza solo lo scorso anno, con un indice pari a 5,98. A seguire Singapore (5,91) e Svezia. Completano la top ten nell’ordine: Olanda, Norvegia, Svizzera, Gran Bretagna, Danimarca, Usa e Taiwan. L’Italia, con un indice di 4,18, si piazza ad un terribile cinquantesimo posto, davanti solo alla Grecia e dietro, oltre che a tutti i principali competitor mondiali, anche paesi ‘esotici’ come le Barbados, la Giordania o Panama ci hanno scavalcato..
“In Europa – sottolinea il documento – l’indice rivela un profondo divario tra le economie del nord e gli altri paesi che è preoccupante. Non basta migliorare l’accesso alle tecnologie, bisogna creare migliori condizioni per le imprese e l’innovazione”.
La digitalizzazione ha aumentato il Pil mondiale di 193 miliardi di dollari negli ultimi due anni, creando 6 milioni di posti di lavoro , spiega il rapporto. Un aumento del 10% dell’indice di digitalizzazione di un paese porta a una crescita dello 0,75% del Pil pro-capite e a una diminuzione della disoccupazione dell’1,02%. Che l’economia digitale sia un generatore di Pil e posti di lavoro ormai è chiaro a tutti.
E.S.