Lunedì sera un altro pezzo di Italia è stato venduto.
Telecom Italia, la più importante compagnia telefonica nazionale, fondata nel 1994 e privatizzata nel 1997, è stata comprata da Telefonica, una delle società telefoniche più grandi al mondo, attiva in Europa, America del Sud, Nordamerica e Asia. La compagnia telefonica spagnola, nell’indifferenza generale, ha infatti comprato le azioni di Telco, che fino ad oggi erano possedute dalle italiane Generali, Mediobanca e Intesa San Paolo, aumentando così la propria quota di azioni dal 46,18 per cento all’attuale 66 per cento.
L’operazione è da considerarsi più una svendita più che una vera e propria vendita se si tiene conto che Telefonica ha offerto circa un euro per azione, quindi con un bonus del 70 per cento rispetto al loro valore in borsa.
Tutto questo sembra essere avvenuto nella più totale indifferenza da parte sia delle istituzioni che dei mass media.
Anche il presidente esecutivo di Telecom Italia Franco Bernabè, oggi dichiara essere stato tenuto all’oscuro di tutto: “Della variazione delle quote di maggioranza di Telco – ha dichiarato il Presidente in una audizione presso gli uffici di Presidenza delle Commissioni riunite Lavori pubblici e Industria – abbiamo appreso ieri dai comunicati stampa, ma sul mercato rimarranno l’ 85% delle quote”.
A fronte di un debito di circa 40 miliardi Presidente di Telecom ipotizza un possibile futuro aumento di capitale e spiega : “Un aumento di capitale richiede e condizioni di mercato e io ritengo che ci siano. E’ un momento di straordinaria liquidità e ci sono tanti investitori che sono pronti a investire. E’ evidente – continua Bernabè – che ogni aumento deve rientrare in delle logiche economiche stringenti, ma Telecom è un società che fa progetti infrastrutturali, che hanno un ritorno di lungo termine. Si tratta di fare una trasformazione radicale della nostra rete”.
E intanto già si teme la probabile riduzione, nei prossimi anni, dei posti di lavoro.
Alessandra Angeletti