Trattativa Stato-Mafia: procura di Palermo chiama Napolitano a testimoniare

C'è anche il nome del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lista dei testimoni a favore dell'accusa che i pm della Procura di Palermo hanno depositato in vista del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, che si aprirà nel capoluogo siciliano il prossimo 27 maggio nell'aula bunker del carcere Pagliarelli.

C’è anche il nome del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nella lista dei testimoni a favore dell’accusa che i pm della Procura di Palermo hanno depositato in vista del processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia, che si aprirà nel capoluogo siciliano il prossimo 27 maggio nell’aula bunker del carcere Pagliarelli.

Napolitano dovrebbe essere sentito, se i giudici accoglieranno la richiesta, in ordine “alle preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio nella lettera del 18-6-2012”, concernenti il timore del dottor D’Ambrosio “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi, nel periodo tra il 1989 e il 1993”.

D’Ambrosio nell’arco di quel 2012 era, infatti, stato intercettato in alcuni colloqui con Nicola Mancino, oggi imputato nella trattativa. In una di queste conversazioni era menzionato anche l’allora procuratore generale antimafia Pietro Grasso, che per questo sarà ascoltato. Anche il presidente Napolitano era stato registrato in alcune conversazioni con Mancino, ma la Corte Costituzionale ha ordinato la distruzione dei nastri, eseguita il mese scorso dal Gip di Palermo Riccardo Ricciardi, nonostante l’intercettazione fosse stata “indiretta” (sotto controllo c’era il telefono del ministro).

In aula dovrebbe andare anche il procuratore generale della Cassazione, Gianfranco Ciani, per la questione riguardante le “richieste provenienti dall’imputato Nicola Mancino aventi a oggetto l’andamento delle indagini sulla cosiddetta trattativa, l’eventuale avocazione delle stesse e il coordinamento investigativo delle Procure interessate”. I pm vogliono dunque ricostruire il contesto in cui maturò le telefonata fra Nicola Mancino e il consigliere giuridico del Quirinale Loris D’Ambrosio.

F.B.

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