Deepfake, profondamente falso o falso realistico?

Vero o falso il video dove Matteo Renzi performava suoni e e gesti poco convenienti all’indirizzo del Presidente della Repubblica? ‘Striscia la Notizia’ annunciando lo scoop, aveva posto ironicamente la domanda: “E’ lui o non è lui?”, aggiungendo subito – ad evitare querele – “Certo che non è lui!” Tutto sembrava studiato alla perfezione per ingannare lo spettatore.

Si chiama ‘deepfake’. E’ una parola che non esisteva fino al 2017 la cui traduzione letterale è ‘profondamente falso’. E’ una tecnica per la sintesi dell’immagine umana basata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, tramite una tecnica di apprendimento automatico, conosciuta come rete antagonista generativa . Sarebbe più appropriato chiamare ‘falso realistico’ questo fenomeno che è in forte crescita, a livello sia qualitativo sia quantitativo, al punto da essere diventato l’ultima arma utilizzata nella guerra cyber. Un fenomeno che diventa pericoloso se utilizzato per danneggiare un’azienda, la reputazione di una persona o le elezioni di un Paese rivale.

Sul web girano circa 15 mila deepfake. Tra i più noti video falsificati c’è quello dell’amministratore delegato di una società britannica che ordina di eseguire immediatamente un bonifico a sei zeri verso una società ungherese, senza spiegare perché. E c’è quello di Mark Zuckerberg che dice con voce tranquilla che con i suoi social network ha il controllo totale delle nostre vite. Poi c’è quello più casalingo del papà di Italia Viva che spernacchia Mattarella.

Come tutto ciò che è ‘fake’, falsificato, il deepfake ha avuto una buona eco sulla stampa mondiale. La paura è che, come accaduto con le fake news, presto i video falsificati possano diventare strumento di propaganda e diffamazione nei confronti di avversari politici. Un report di Deeptrace, società fondata ad Amsterdam da Giorgio Patrini, spiega che in realtà dei circa 15 mila video falsi che si possono trovare oggi in Internet, il 96% è porno. Circolano su siti specifici, con un audience piuttosto corposa: 134 milioni di visualizzazioni, hanno calcolato, e una curiosità: tutti i deep fake pornografici hanno come oggetto donne famose, rivela il report. Quelli ‘politici’ sono una piccola minoranza, per ora. La preoccupazione più diffusa è proprio per l’utilizzo ‘politico’, ad esempio per screditare gli avversari con video imbarazzanti che sembrano veri.

Video incorporato

“Quando vediamo un video un po’ troppo strano, dovremmo cominciare a controllare, stare più attenti”, avverte Petrini. Qualcosa che dovremmo imparare a fare in automatico. Non fidarci troppo, controllare chi sia la fonte del video, cercare se è stato pubblicato da testate autorevoli, o commentato da giornalisti esperti del tema. “Noi ci occupiamo di scovare i deepfake, eppure sappiamo già che non ci sarà mai una tecnologia definitiva che possa porre fine al fenomeno”, conclude il fondatore della Deeptrace, società  di sicurezza informatica. Non rimane dunque che prestare attenzione, svegliare dal torpore l’intelligenza, educare vista e udito. Se i deepfake dovessero riuscire a rieducare il nostro approccio con i social e tutto quello che offre il web in fatto di immagini e video, avrebbero già un gran merito.

A.B.

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