L’inflazione pesa di più sulle famiglie povere; meno colpite quelle che spendono di più. Lo rende noto l’Istat, che avvia la pubblicazione semestrale degli indici che misurano l’impatto dell’inflazione sulle famiglie . Per sviluppare l’indagine l’Istat ha diviso in cinque gruppi le famiglie italiane in base alla spesa media mensile, dalla più bassa alla più alta.
L’analisi, spiega l’Istat, si basa sull’indice armonizzato per i Paesi dell’Ue (Ipca), mettendo in luce come il peso sul bilancio familiare delle spese” necessarie” (prodotti alimentari, bollette e carburanti: tutte voci che assorbono gran parte del reddito dei nuclei meno abbienti) diminuisca al crescere della spesa complessiva. In particolare, l’incidenza della spesa per ‘Beni alimentari’ e ‘Beni energetici’ per le famiglie del primo gruppo è pari a circa il doppio di quella relativa all’ultimo. Proprio al maggior peso di queste tipologie di beni si può ascrivere il diverso impatto dell’inflazione sui nuclei familiari. Guardando i dati degli ultimi sette anni, cioè tra il 2005 e il 2012, l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie con la spesa media più bassa è aumentato del 20,2%, a fronte del +16,0% registrato per le famiglie e del +17,5% generale.
Le distanze tra le varie tipologie di famiglie si sono allargate quando l’indice generale dei prezzi ha maggiormente accelerato, ad esempio nel 2008 e nello scorso ottobre, quando l’inflazione è stata prossima al 3%. Le famiglie con il livello di spesa più basso, nel 2008, hanno subito un’inflazione pari al 4,4%, quelle al loro opposto del 3,1%: uno ‘spread’ inflazionistico di 1,3 punti.
F.B.